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lunedì, settembre 12, 2011


Il carnevale è un periodo molto particolare dell’anno. I romani dicevano: "Semel in anno licet insanire", cioè “una volta all’anno è lecito impazzire” e proprio questo antico detto rappresenta lo spirito del carnevale.
Il carnevale ha termine il martedì grasso, giorno che precede l’inizio della quaresima, il periodo di penitenza di circa quaranta giorni precedente alla pasqua. A Milano invece, dove si osserva il rito ambrosiano, il carnevale termina non il martedi grasso, ma il sabato successivo e la quaresima di domenica.

Le origini del carnevale si perdono nella notte dei tempi. Probabilmente risale alle tradizioni dei saturnali latini e dei culti dionisiaci con cui si salutava il passaggio dall’inverno alla primavera. La parola “carnevale” deriva dal latino “carnem levare”, che significa “eliminare la carne", poiché anticamente indicava il banchetto che si teneva subito prima del periodo di digiuno della quaresima.

Una caratteristica del carnevale è la maschera: una pratica che risale a tempi antichissimi, quando in occasione di riti magici gli stregoni si travestivano di piume e si coprivano il volto con maschere dipinte dall’aspetto orribile per impaurire gli spiriti del male.
In età romana l’uso delle maschere era legato alla divinità di Bacco. Per le strade si festeggiava con vino e danze il passaggio dall’inverno alla primavera. I festeggiamenti univano giovani e vecchi, nobili e plebei, ricchi e poveri. In quell’occasione gli schiavi diventavano padroni e viceversa. Un "Re della Festa", scelto dal popolo, si occupava dei vari giochi nelle piazze.
Il tema del rovesciamento è rimasto nello spirito del carnevale, periodo in cui apparentemente tutto è lecito, anche gli scherzi più crudeli. La libertà di abbandonarsi agli eccessi e di dare ai poveri l’illusione di essere simili ai potenti è un modo per alleggerire le tensioni. Accomunati dalla festa, tutti si sentono uguali ed era così più facile mantenere l’ordine prestabilito.

Altra caratteristica del carnevale sono i coriandoli, piccoli ritagli di carta colorata usati nelle festività per essere lanciati in aria o su persone. In inglese, tedesco, spagnolo, olandese e francese sono curiosamente chiamati confetti. La confusione linguistica ha origine durante il Rinascimento, quando in Italia ai matrimoni o durante il carnevale si gettavano dei dolcetti, i confetti appunto. L’invenzione dei coriandoli di carta è attribuita all’ingegnere Fenderl, che per festeggiare il carnevale del 1866 ritagliò dei pezzettini di carta, poiché non aveva il denaro per comprare i confetti di gesso allora in uso. Un tipico esempio dell’arte dell’arrangiarsi italiana.

Anche a livello gastronomico si hanno in Italia molte tradizioni tipiche del carnevale. Ogni singola regione vanta ricette gastronomiche secolari. Soprattutto nel “dolce” si nota una singolare voglia di originalità e di trasgressione. Le ricette caratteristiche del carnevale, con varianti regionali, vedono al primo posto i dolci fritti. Un vecchio detto popolare recita :”fritto tutto è buono, anche l’aria”. Nel centro Italia troviamo la cerchiata, nel sud gli struffoli.

In tutta la penisola, isole comprese, ci sono le chiacchiere. Sono frittelle chiamate così chiamate perché, essendo molto croccanti, quando le si mastica sembra di parlare, di chiacchierare appunto. Questo tipico dolce carnevalesco ha diversi nomi a seconda della regione: in Friuli "grostoli", in Emilia "sfrappole", in Veneto "galani", nelle Marche "frappe", "cenci" in Toscana.

Altro dolce tipico carnevalesco sono le zeppole, conosciute anche come zeppole di San Giuseppe, perché tipiche della festa del papà il 19 marzo. Anche con questo tipico dolce troviamo varianti regionali come le zeppole bignè e le zeppole del duca.

A carnevale è tradizione travestirsi e ogni regione di Italia ha la sua maschera caratteristica. Per esempio troviamo Pulcinella in Campania, Pantalone nel Veneto, Arlecchino in Lombardia, Rugantino nel Lazio e il dottor Balanzone in Emilia Romagna.
Il carnevale si festeggia normalmente in tutti i paesi cristiani: famosi in tutto il mondo sono il carnevale di Rio de Janeiro, il carnevale di Colonia in Germania, il carnevale caraibico durante l’estate a Londra e il carnevale di New Orleans negli Stati Uniti. In Italia spiccano il carnevale di Venezia e il carnevale di Ivrea. La bella città piemontese ospita un carnevale folcloristico denso di evocazioni storico leggendarie. La spettacolare e violenta battaglia delle arance rappresenta le guerre medievali tra la città di Ivrea e i signori feudali della zona.
Il carnevale di Viareggio invece è famoso per la presenza di carri allegorici che rappresentano in maniera scherzosa la vita politica e sociale del Belpaese.

Vale proprio la pena partecipare a un carnevale italiano. Ti divertirai moltissimo e imparerai a conoscere un nuovo lato delle tradizioni culturali italiane.
E… non dimenticare a “carnevale ogni scherzo vale

Rispondi ora alle domande

1) Nel tuo paese si festeggia il carnevale?
2) Ti sei mai mascherato per il carnevale? E se sì da cosa?
3) Hai mai visto una sfilata di carnevale?
4) Cosa pensi del carnevale?
5) Quali sono i dolci tipici del carnevale del tuo paese?

il Giro d’Italia


Si è svolto questi giorni il Giro d’Italia di ciclismo, un avvenimento che non è una semplice competizione fra atleti e che rappresenta un elemento importante della storia dell’Italia.
Il Giro d’Italia nel 2009 ha compiuto cento anni. In questo secolo, il Giro ha avuto un enorme interesse popolare, soprattutto nel dopoguerra, quando l’Italia cercava di ricominciare una vita normale. In quegli anni, gli italiani erano divisi nel tifo per due grandissimi campioni, che sono diventati dei miti. Parliamo di
Fausto Coppi e Gino Bartali, che hanno infiammato gli animi dei tifosi e che hanno vivacizzato, con le loro imprese, il Giro d’Italia di quel tempo.

Nel corso degli anni, altri campioni hanno emulato le gesta di Bartali e Coppi ma non si è più vista una rivalità così forte e coinvolgente. Il ciclismo è cambiato molto da allora e spesso i soldi hanno prevalso sulle doti sportive. Negli ultimi anni, a volte i vincitori di importantissime gare a tappa, come il Tour de France (il giro di Francia) e lo stesso Giro d’Italia, sono stati squalificati per uso di sostanze proibite, cioè per il cosiddetto doping. Questi scandali hanno tolto un po’ di interesse intorno al ciclismo. Ma per gli italiani questo sport continua a essere uno dei più seguiti. Infatti tantissimi spettatori, decine di migliaia ogni volta, seguono le imprese dei ciclisti lungo le strade.
In Italia, oltre al Giro, vi sono molte gare ciclistiche famose, tra cui la Milano-Sanremo, una delle gare classiche della primavera, che inaugura la stagione del pedale. L’Italia ha anche espresso molti campioni del mondi di ciclismo e ha vinto le ultime tre edizioni del mondiale, o corsa iridata, con Bettini, che ha vinto nel 2006 e nel 2007 e con Ballan, campione del mondo nel 2008.

Il Giro d’Italia è un ottima occasione per conoscere il Belpaese. Esso attraversa le zone e le città più caratteristiche della Penisola. E’ un’unica occasione per promuovere non solo lo sport, e i valori ad esso associato, ma anche lo stesso turismo. Il ciclista primo in classifica indossa la maglia rosa, per il colore del giornale sportivo che sponsorizza la gara. Chi ha la maglia rosa dopo l’ultima tappa è il vincitore del Giro.

Oltre alla classifica assoluta, vi sono altre graduatorie che premiano i migliori in particolari condizioni. Vi è la classifica dei punti che vengono assegnati ai primi di ogni tappa, indipendentemente dai distacchi temporali. Questa classifica premia i ciclisti che rimangono nel gruppo nelle tappe di pianura, per poi scattare in vista del traguardo. Questi sono i cosiddetti velocisti, ciclisti possenti ma poco adatti alle lunghe fughe in solitario e alle salite di montagna. Chi guida la classifica a punti indossa la maglia ciclamino. Invece, la maglia bianca è assegnata al corridore di età inferiore ai 24 anni meglio piazzato nella classifica generale del giro d’Italia.

Quando il Giro d’Italia arriva sulle Alpi, si assiste alle tappe di montagna più dure. Le salite mozzafiato spesso selezionano chi sarà poi il vincitore finale. Migliaia di spettatori si accalcano su sperdute strade di montagna per sostenere i ciclisti in queste fatiche quasi disumane. Il punto più alto toccato dal Giro viene detto cima Coppi: il colle più famoso è il passo dello Stelvio, a ben 2758 metri sul livello del mare, tra Lombardia e Alto Adige.

Per premiare i migliori "scalatori" viene data la maglia verde a chi guida la classifica dei gran premi di montagna.
Nelle tappe che presentano delle salite, vengono assegnati dei punti ai ciclisti che transitano per primi su ogni cima. Ogni salita attribuisce dei punteggi, a seconda della difficoltà. La cima più alta della competizione, cioè la cima Coppi, assegna un punteggio doppio rispetto alle altre.

Buon Giro d’Italia a tutti e ricordate: chi pedala non inquina e fa del bene a e all‘ambiente ;)

Ora svolgi l’esercizio e buon lavoro

Prof. Valerio Giacalone

Esercizio:

Scegli la risposta. Quella corretta diventerà verde.

  • 1. Il giro d’Italia è giunto alla sua centesima edizione

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  • 2. Coppi e Bartali sono stati due grandi campioni di calcio

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  • 3. Oggi, sostanze dopanti vengono usate per migliorare la prestazione sportiva di alcuni atleti

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  • 4. Il Giro d’Italia è una gara a tappe

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  • 5. Il Giro d’Italia e il Giro di Francia vengono svolti in contemporanea

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  • 6. Chi vince il giro d’Italia indossa la maglia rosa

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  • 7. La maglia color ciclamino viene data al corridore più simpatico

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  • 8. La maglia color bianco viene data al miglior corridore giovane

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  • 9. Dal 1965 la cima più alta del giro viene chiamata cima Bartali

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  • 10. Pedalare fa bene alla salute

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mercoledì, gennaio 05, 2011

Il calcio



Il calcio è sicuramente lo sport nazionale italiano. Tra i vari sport, è uno dei più semplici da praticare: bastano un pallone sferico e un campo di gioco. Lo scopo del gioco è segnare più gol facendo passare il pallone fra i pali della porta avversaria. Il tutto viene controllato da un arbitro e due guardialinee, in modo che il gioco si svolga secondo le regole. La semplicità del gioco e delle attrezzature richieste ha reso il calcio popolarissimo, praticato in tutto il mondo.

Il calcio ha origini antichissime. Se ne possono trovare tracce nel gioco cinese tsu-chu (palla spinta con il piede) praticato già da duemila e seicento anni. Un passatempo uguale era praticato anche nell’antico Giappone dove prendeva il nome di kemari.
Un gioco simile era praticato anche dagli antichi romani e veniva chiamato harpastum. Era praticato dai soldati delle legioni che probabilmente lo diffusero in tutta Europa. I romani invasero anche la Britannia, che oggi chiamiamo Gran Bretagna. Proprio nell’isola britannica già dal 1200 si praticava una forma di calcio, ma si verificavano anche i primi incidenti che fanno da contorno al gioco del pallone.

Anche in Italia, vi erano nel Medioevo e nel Rinascimento giochi simili al calcio. Il calcio fiorentino, conosciuto anche col nome di calcio in livrea o calcio in costume, era praticato presso la corte dei Medici, signori della città di Firenze. Vedeva coinvolti i vari quartieri della città. Questo gioco viene ancora praticato, con i costumi dell’epoca e con le stesse regole. Per la violenza del gioco, il calcio fiorentino ricorda molto più il rugby che il calcio attuale.

Nell’Ottocento, nei college e nelle università inglesi si cominciano a praticare gli sport moderni e a stabilire per essi le regole che ancora oggi vengono seguite. La nascita del football moderno avvenne il 23 ottobre 1863, quando a Londra venne costituita la Football Association, la federazione inglese del calcio. Per la prima volta, vennero scritte le regole del gioco, che vennero poi modificate successivamente. Per esempio, nel 1866 fu introdotta la regola del fuorigioco e nel 1890 si definirono i ruoli di arbitro e guardialinee.

Viaggiatori inglesi e appassionati italiani cominciarono a fondare dei Football and Cricket Club, per diffondere gli sport inglesi anche in Italia. A Torino, vennero creati l’Internazionale Football Club nel 1891 e il Football Club Torinese nel 1894: le due squadre si fusero insieme nel 1906 per dare vita alla attuale squadra del Torino. Nel 1893 naque a Genova il Genoa Crickett and Football Club, cioè il Genoa. Nel 1896, la Società Udinese di Ginnastica e Scherma si aggiudicò il primo torneo italiano di calcio contro squadre di Treviso e Ferrara. Nel 1897, a Torino alcuni studenti del Liceo Massimo D’Azeglio fondarono lo Sport Club Juventus. Nel 1900 nacque a Roma la Società sportiva Lazio. A Vercelli, la Società ginnastica pro Vercelli nel 1903 fondò una sezione per il calcio e diventò subito una tra le squadre di maggior valore di quegli anni.

Nel 1898, a Torino, venne fondata la Federazione italiana gioco del calcio. Il primo campionato che fu giocato in quello stesso anno tra quattro squadre, in una sola giornata. Le partecipanti furono l’Internazionale di Torino, F.C. Torinese, Ginnastica di Torino e il Genoa che vinse e dominò la scena per diversi tornei successivi. A Milano, nel 1910 ci fu l’esordio della Nazionale italiana con maglia bianca contro la Francia. Il risultato finale fu una vittoria per 6 a 2 sui cugini d’oltralpe davanti a oltre quattromila spettatori. Nel 1913, ci fu il primo campionato nazionale, articolato su due raggruppamenti, uno settentrionale e uno centro-meridionale.

Da anni questo sport è diventato popolarissimo. Scherzando sulla nostra Costituzione, si potrebbe dire che "l’Italia è una repubblica basata sul pallone", più che sul lavoro. :)
Spesso le notizie sul calcio, in Italia, prendono il sopravento su quelle politiche, ambientali ed economiche: una sorta di stordimento mediatico. I calciatori riescono raramente a essere esempi positivi per i loro giovani tifosi. Spesso assumono durante il gioco degli atteggiamenti violenti e scorretti. Invece, come personaggi pubblici idolatrati e strapagati, avrebbero il dovere di controllare sempre gesti e parole.

Il calcio professionistico è diventato uno sport che invece di unire, divide. I tifosi si distinguono spesso per i loro slogan violenti e razzisti o per episodi di violenza criminale. Bande di ultrà scatenati mettono letteralmente a ferro e fuoco gli stadi, le città e i mezzi di trasporto. Molti poliziotti e carabinieri devono essere impiegati ogni domenica per cercare di contenere i tifosi violenti, con enormi costi a carico di tutta la società.

Ma ormai molti italiani non sopportano più questo insano modo di vivere lo sport. I costi dei tifosi violenti dovrebbero essere a carico delle società sportive che si arricchiscono con biglietti e diritti televisivi.
Il gioco, qualsiasi esso sia, dovrebbe insegnare il rispetto dell’avversario e la passione per la sana competizione. Il risultato dovrebbe essere secondario: l’importante è partecipare sportivamente, non vincere.

Esercizio.

Scegli la risposta. Quella corretta diventerà verde.

  • 1. Il calcio è lo sport più popolare in Italia

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  • 2. Il gioco del calcio è stato inventato da pochi anni

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  • 3. L’arbitro è coadiuvato da due guardalinee

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  • 4. In Inghilterra si scrissero le prime regole del calcio

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  • 5. Il Genoa fu una delle prime squadre di calcio in Italia

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  • 6. Il gioco praticato dai Romani era chiamato "Sarbastum"

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  • 7. Il calcio fiorenrtino, il calcio in livrea e il calcio in costume sono lo stesso sport.

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  • 8. A Milano nel 1910 ci fu l’esordio della Nazionale italiana

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  • 9. In Italia il calcio è governato dalla Federazione importante gioco calcio.

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  • 10. In Italia il calcio è vissuto in modo molto tranquillo: che si vinca o si perda, le opposte tifoserie festeggiano sempre insieme

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domenica, luglio 06, 2008

I FIGLI DELLA DISPERAZIONE





 

I FIGLI DELLA DISPERAZIONE
Economia, scuola e scelte di pace nella crisi medio orientale
di Aluisi Tosolini

 

Introduzione
Israele in ginocchio
Palestinesi alla fame
Una via d’uscita?
"Non sparo più"
A Est del Mediterraneo. Scambiare con la Palestina

Introduzione

Colin Powell, intervenendo in questi giorni al World Economic Forum che si tiene a New York, ha sottolineato ciò che sotto gli tutti: in Palestina esiste una legame tra disperazione e "terrorismo".

Certo, molto si è discusso e si discuterà ancora sul tipo di legame esistente tra povertà, mancanza di diritti, e propensione all’uso della violenza terrorista. C’è chi sostiene che la relazione sia diretta, secondo la logica causa – effetto (personalmente non credo a un simile modello lineare), e chi invece ritiene che una situazione "invivibile" crei il contesto in cui la disperazione e l’assenza di sbocchi diversi renda meno difficile aderire a forme violente, persino suicide, di reazione. Ammettere ciò, sia chiaro, non significa giustificare in alcun modo la violenza: né quella palestinese né quella dell’esercito israeliano, attori entrambi di una tragica spirale di cui non si vede la fine.

Nella situazione israelo-palestinese molti sono i motivi che possono indurre un palestinese alla disperazione. Non è certo qui il caso di ripercorrere la storia del conflitto mediorientale e nemmeno di buttare un occhio alla carta geografica dell’autorità palestinese per chiedersi come sia possibile vivere in una realtà costruita a macchia di leopardo con confini che attraversano i territori in un groviglio inestricabile.

Vorrei invece, utilizzando uno studio pubblicato sul "Il Sole 24 ore" di lunedì 28 gennaio, guardare al conflitto da un altro punto di vista, quello economico. Può sembrare brutale ma è ovvio che i costi dell’Intifada sono altissimi anche per l’economica. E ciò sia per Israele che per i palestinesi.

E la crisi economica che deriva dal nuovo conflitto non può far altro che esacerbare ulteriormente gli animi e rafforzare quanti, di fronte al nulla, scelgono la violenza.

Proviamo a riassumere qualche dato riprendendoli dallo studio di Giorgio S. Frankel.

Israele in ginocchio

Israele è un piccolo paese (sei milioni di abitanti per 120 miliardi di euro di Pil) la cui economia è pienamente inserita nel processo di globalizzazione e pertanto la sua prosperità dipende dall’integrazione nei mercati globali, dal turismo e dagli investimenti esteri. Tutto ciò, come è ovvio, è assolutamente inconciliabile con una situazione di guerra totale. Chi infatti potrebbe essere oggi invogliato ad investire o anche solo a visitare Israele sapendo che il rischio che tutto salti per aria coinvolgendo i propri affari o la propria vita è molto alto? Per non dire dei rischi di sanzioni economiche che qualche paese (in primis l’Unione Europea) potrebbe prima o poi decidere.

La guerra poi ha costi altissimi. Nel 2001 il Prodotto interno lordo di Israele è sceso dello 0,5% (mentre nel 2000 era cresciuto di oltre il 6% grazie ad un fortissimo aumento delle esportazioni - + 24%). La guerra ha un costo diretto equivalente al 2,5% del Pil. Nel 2001 il settore generale dell’alta tecnologia (une di più importanti per l’economia israeliana) il fatturato è sceso dell’8% mentre è ben del 20% nel settore specifico dell’elettronica. Nel 2001 si attendevano 3 milioni di turisti (e ben 4 milioni nel 2002) ma ne sono arrivati solo un milione e 200mila e non si può certo dire che la causa sia solo della crisi successiva all’11 settembre. Rispetto al 2000 il calo è stato del 54%. Il che significa che per i 200.000 addetti la disoccupazione è ben più di uno spettro.

Sul versante sociale i dati sono altrettanto sconfortanti: un israeliano su sei vive sotto la soglia di povertà, il 25% dei minori (un bambino su quattro) vive in famiglie povere, tra gli arabi di cittadinanza israeliana (il 20/ della popolazione) la povertà dei minori raggiunge il 50%, il divario tra il reddito dei ricchi e quello dei poveri si allarga sempre di più. A fronte di tutto ciò il governo israeliano continua a privilegiare, sul versante economico, gli insediamenti ebraici sui territori palestinesi, una delle cause del conflitto. Negli insediamenti vivono solo 200.000 cittadini israeliani ma ad essi vanno enormi risorse. Chi ne fa le spese è la zona del Negev (un tempo considerata la nuova frontiera ed oggi sostanzialmente abbandonata dal governo) assieme agli arabi israeliani ed agli ebrei immigrati dalla Russia, dall’Etiopia e da altre zone dell’Africa che vedono ogni giorno di più peggiorare la loro situazione economica.

Come non concordare, allora, con la dichiarazione di Yossi Sarid, leader del partito Meeretz: "Gli squilibri sociali minacciano Israele più di Hezbollah, Hamas e la Jihad islamica messi insieme". Detto in altro modo: non è che la guerra nei confronti dei palestinesi serva anche a nascondere la crisi sociale interna ad Israele spostando su un nemico esterno una contraddizione tutta interna?

Palestinesi alla fame

Peggiore, molto peggiore, la situazione economica della Palestina. Tre milioni e mezzo di abitanti (per un Pil di 3,5 miliardi di euro: 1/34 di quello israeliano). Dopo 16 mesi di intifada l’economia palestinese funziona al 30% delle sue possibilità e le perdite causate dal conflitto ammontano a circa 4,5 miliardi di euro. Un palestinese su tre vive sotto la soglia di povertà e la disoccupazione è salita al 53%. L’import-export è a livelli bassissimi. I 130.000 palestinesi che lavoravano in Israele non possono più lavorare. La guerra ha causato gravissimi danni alle infrastrutture. L’esercito israeliano ha infatti distrutto strade, opere pubbliche (opere idriche, linee telefoniche ed elettriche), costruzioni amministrative (sedi di polizia, carceri, …), centinaia di abitazioni private, uliveti e agrumeti per un totale di 500 mila alberi, il porto e l’aeroporto di Gaza. Che cosa c’entri tutto questo con la guerra al terrorismo Israele non l’ha mai spiegato: forse perché non c’entra proprio nulla ma è solo frutto di un assurdo e cieco cupio dissolvi. 
In questo modo buona parte degli investimenti della Unione europea e di aziende private sono andati in fumo e non si vede come e quando si potrà investire nuovamente in Palestina. Scrive Teje Roed-Larsen presentando lo studio dell’Onu sui danni economici dell’Intidafa: "quattro anni di progresso economico, calo della disoccupazione, miglioramento dell’istruzione e della sanità sono stati ridotti aniente nei primi nove mesi di cresi, mentre il deterioramento rapido e profondo dell’economia palestinese fa pensare che la ripresa sarà difficile anche se il conflitto dovesse risolversi presto". E secondo la Banca Mondiale, anche se il conflitto terminasse adesso, ci vorrebbero tre anni primo che il reddito pro capite palestinese torni al suo livello pre-crisi.

Ultimo dato: il 7,2% dei bambini palestinesi con età inferiore ai 5 anni ha subito un arresto della crescita, il 2,8% è in deperimento mentre il 4% è sottopeso.

Una via d’uscita?

I dati forniti dal Sole 24 Ore non necessitano di commento. La spirale della violenza sta conducendo due interi popoli verso il baratro.

Esistono vie di uscita? Certamente vie d’uscita esistono. La domanda da fare è però un’altra: c’è la volontà di imboccarle? I dati che abbiamo riportati mostrano come, volenti o nolenti, israeliani e palestinesi sono "fatti fratelli" dal terribile rischio di implodere assieme. Che terribile situazione: non riuscire a vivere assieme e per questo scegliere di morire assieme!! 

Non aggiungo altre parole se non quelle firmate da centinaia di ufficiali e soldati riservisti di Israele che hanno comunicato al governo Sharon che d’ora innanzi si rifiuteranno di obbedire a ordini che comportino azioni violente nei territori palestinesi. Uomini e donne coraggiosi. Come i pacifisti israeliani che il 2 febbraio 2002 hanno manifestato sotto la casa dove Arafat è da oltre un mese "prigioniero" a Ramallah. E questa volta i lacrimogeni dell’esercito israeliano hanno colpito cittadini israeliani. 

La possibilità di soluzione del conflitto in medio oriente passa ancora una volta tra le deboli mani di israeliani e palestinesi che si rifiutano di uccidere. Tra mani di uomini e donne che sanno che non ci sarà mai pace senza riconciliazione, senza un condiviso "punto e a capo" che spezzi la spirale dell’odio, che spenga la fiamma che alimenta l’odio. Che ponga fine alla disperazione. Perché non è sulla disperazione che si potrà costruire la pace ma solo sulla speranza.

"Non sparo più"

La dichiarazione dei 53 militari israeliani che rifiutano di combattere per Sharon e per le colonie 

Noi, ufficiali e soldati combattenti di riserva di Tzahal, che siamo stati educati nel grembo del sionismo e del sacrificio per lo stato di Israele, che abbiamo sempre servito in prima linea, che siamo stati i primi, per ogni compito, facile o difficile che fosse, a difendere lo Stato di Israele e a rafforzarlo. Noi, ufficiali e soldati combattenti che serviamo lo Stato di Israele durante lunghe settimane ogni anno, nonostante l'alto prezzo personale che abbiamo pagato.Noi che siamo stati in servizio di riserva in tutti i territori e che abbiamo ricevuto ordini e istruzioni che non hanno niente a che fare con la sicurezza dello Stato, e il cui unico obiettivo la dominazione sul popolo palestinese.Noi che con i nostri occhi abbiamo visto il prezzo di sangue che l'occupazione impone su entrambe le parti di questa divisione.Noi che abbiamo sentito come gli ordini che ricevevamo stavano distruggendo tutti i valori di questo paese. Noi che abbiamo capito che il prezzo dell'occupazione la perdita dell'immagine umana di Tzahal e la corruzione dell'intera società israeliana.Noi che sappiamo che i territori occupati non sono Israele, e che tutte le colonie sono destinate ad essere rimosse...Noi dichiariamo che non continueremo a combattere in questa guerra per la pace delle colonie, che non continueremo a combattere oltre la linea verde per dominare, espellere, affamare e umiliare un intero popolo.Noi dichiariamo che continueremo a servire Tzahal in qualsiasi obiettivo che serva la difesa dello Stato di Israele. L'occupazione e la repressione non hanno questo obiettivo. E noi non vi parteciperemo.

(Seguono le firme dei militari)

A est del Mediterraneo. Guida per scambiare con la Palestina

Chiudo questa riflessione invitando a leggere ed utilizzare in ambito scolastico il volume "A est del Mediterraneo. Guida per scambiare con la Palestina". Il volume - il primo della collana I quaderni di Pianeta Possibile - raccoglie il materiale di lavoro frutto dell'esperienza di scambio tra cinque scuole piemontesi e cinque scuole palestinesi della zona di Ramallah.
Il quaderno avrebbe dovuto essere trilingue (italiano, inglese, arabo) ma, come precisa una nota dei curatori, il precipitare della situazione politica palestinese ha reso impossibile la realizzazione in tempi brevi delle traduzioni. Al volume si accompagna comunque un cd-rom (in inglese) che contiene immagini e notizie sulle scuole, i temi di lavoro, le valutazioni, i più significativi materiali prodotti nel corso dei progetti. Fondamentale al riguardo è stata la collaborazione del Centro Al Mawrid per la formazione degli insegnanti di Ramallah.
Il quaderno raccoglie invece alcuni interventi di carattere generale che intendono essere di guida alla preparazione e all'avvio degli scambio tra una classe italiana ed una palestinese. Sono inoltre forniti possibili strumenti di approfondimento quali un capitolo dedicato alla letteratura palestinese reperibile in lingua italiana; libri, materiali e siti Internet per una migliore conoscenza della questione palestinese e israeliana; organizzazioni italiane che cooperano allo sviluppo dei Territori Palestinesi.
Estremamente ricco di dati, informazioni, materiali, schede, il quaderno è utilissimo anche a chi, pur senza ancora sapere se intraprendere o no uno scambio con una scuola palestinese, voglia sapere tutto, o quasi, sulle scuole in Palestina e sulla faticosa ricerca del sentiero della pace nel martoriato medio oriente. Il quaderno è prodotto con il contributo di "Compagnia di San Paolo" di Torino.
Per informazioni
011 7412435

sabato, marzo 22, 2008

la ligua italiana


يشمل الأدب الإيطالي روائع عديدة كُتبت منذ بدايات القرن الثالث عشر الميلادي. كما أنه عزّْز حركات ثقافية مهمة كان لها أثر دائم على آداب قومية أخرى. ولم تصبح اللغة الإيطالية لغة قومية عامة إلاّ بعد عام 1870م. ومع ذلك فإن إحدى خصائص الأدب الإيطالي أن له لغة موحدة خلال تاريخه الطويل. وقد حدث هذا التوحيد لأن ثلاثة كُتّاب إيطاليين كبارٍ في القرن الرابع عشر الميلادي هم دانتي اليجيري وبترارك وجيوفاني بوكاتشيو كتبوا بلغة مبنيّة على اللهجة التسكانية التي كان يتحدث بها أهل فلورنسا. ولقد قُلِّدت لغتهم وأعمالهم لبضعة قرون في الوقت الذي درج فيه الإيطاليون على استعمال لهجات منطوقة عديدة.


العصور الوسطى

يعتقد بعض العلماء أن الأدب الإيطالي نشأ عام 1225م عندما كتب القديس فرانسيس الأسيسي أنشودة الشمس. وكانت هذه القصيدة أول كتابة أدبية في اللغة الدارجة بدلاً من اللاتينية، وكانت تعبّر عن المشاعر الدينية للجماهير، لهذا تُعدُ أول صوت إيطالي في الأدب.

وفي صقلية تردَّد صوت إيطالي آخر. ففي بلاط الإمبراطور فريدريك الثاني في باليرمو خلال النصف الأول من القرن الثالث عشر الميلادي، تجمع الكثير من المفكرين والشعراء. وقد عُرف هؤلاء باسم المدرسة الصقليّة إذ كتبوا بلهجة صقلية مهذّبة. وقلَّدت قصائدهم قصائد العشق التي تَغَنَّى بها شعراء التروبادور الأوائل. وقد ابتكر هؤلاء الشعراء أشكالاً جديدة من الشعر مثل السوناتة وهي قصائد قصيرة جدًا.

تفرّقت المدرسة الصقلية بوفاة مانْفرِد بن فريدريك الثاني عام 1266م وانحطاط القوة السياسية في صقلية. إلا أن أعمالها أصبحت نموذجًا يحتذيه الشعراء الآخرون وخاصة في تسكانيا. وهناك لاقى غيتون دا أرِزُّو الاستحسان لما كتب من شعر في الحب بلغته الواقعية والغامضة في آن واحد . وقد عارض ريادته الفنية الشاعر غيدو غوِينْيزلّي أوف بولونا. ويعد غوينيزلي مؤسس ماعرف بالإيطالية بالأسلوب السلس الجديد، وهي مدرسة أضافت بعدًا فلسفيًا لشعر العشق التقليدي. حيث اعتبر شعراء هذه المدرسة النساء مخلوقات ملائكية والحب مصدر الفضيلة. وأثَّر هذا الفهم الجديد للحب، الذي عُبِّر عنه بأسلوب عذب صاف، على بعض شعراء فلورنسا وبشكل خاص غيدوكفالكانتي والشاعر الشاب دانتي أليجيري. وقد ساعدت الكوميديا الإلهية (1321م) لدانتي وهي أحد أروع الإنجازات الشعرية، على تكوين اللغة الإيطالية الأدبية.


النزعة الإنسانية وعصر النهضة

شجَّع بترارك على نشر أفكار ومواقف جديدة في الأدب الإيطالي في منتصف القرن الرابع عشر الميلادي، وساعد على تأسيس النزعة الإنسانية وهي حركة سعت إلى إحياء الثقافات الكلاسيكيّة وتأكيد أهمية الفرد. انظر: النزعة الإنسانية. كتب بترارك معظم مؤلفاته باللاتينية. إِلا أنه في كانزونير (كتاب الأغاني)، وهو مجموعة من القصائد باللغة الإيطالية، تحدث عن حبه لامرأة تُسمى لورا بلغة جميلة أصبحت نموذجًا يُحتذى لعدّة قرون.

أما صديق بترارك الحميم جيوفاني بوكاتشيو فقد كتب هو الآخر بعض مؤلفاته باللاتينية، إلاّ أنه ألَّف رائعته الديكا ميرون (حوالي 1349-1353م) باللغة الإيطالية. وتُصوِّر هذه المجموعة المؤلفة من مائة قصة قصيرة شخصيات ومشاهد العصر بكثير من الواقعية والفكاهة.

استمرت سيطرة الأدب الإنساني المكتوب باللاتينية على الأدب الإيطالي حتى النصف الثاني من القرن الخامس عشر الميلادي. وتركَّز إحياء الأدب باللغات الدارجة في فلورنسا إذ ظهرت مجموعة رائعة من الكُتَّاب في بلاط الشاعر والسياسي لورنزو دي مديتشي.

ومن بين هؤلاء الكُتَّاب برز أنجيلو بوليزيانو الذي مزج التقاليد الكلاسيكية بالدارجة في مؤلفه مقاطع شعرية للمناظرة كما سَخِر لويجي بولتشي من القصائد البطولية في عصره في ملحمته السّاخرة الثانية مور جانت ماجيور (1478- 1483م).

حدث أيضًا نشاط أدبي مهم في أجزاء أخرى من إيطاليا. إذ نظم ماتيو ماريا بولاردو، الذي كان يعمل في بلاط فرارا الشمالي، قصيدة الفروسية غير التامة بعنوان أورلاندو العاشق (1487م). وفي نابولي كتب جاكوبو سانازارو مؤلفه أركاديا (1501- 1504م). ضم هذا المؤلَّف شعرًا رعويًّا ونثريًّا وأثَّر على مؤلفين أوروبيين عديدين. ومع أن النزعة الإنسانية استمرت حتى أوائل القرن السادس عشرالميلادي، إلاّ أن أهمية الأدب المكتوب باللغة الدارجة ازدادت باطراد. واعْـتُبِر كتاب نيقولو مكيافيللي الأمير (كُتب عام 1513م طبع عام 1532م) أحد أشهر المؤلفات العالمية في العلوم السياسية. وهناك عمل مهم آخر لهذه الفترة هو أورلاندو فيوريوسو للكاتب لودوفيكو أريوستو (1516م)، (روجع عام 1521م وعام 1532م). ولربما كانت هذه القصيدة أعظم ما كُتِبَ من قصائد في الفروسية. وهي في حبكتها استمرار لأورلندو أناموراتو للشاعر بوياردو، إلاّ أنها مليئة بالسّخرية وعلى شكل حوار. يصف بالداساري كاستيليون في مؤلفه كتاب رجل البلاط (1518م، نشر عام 1528م) المثل الأعلى لرجل البلاط المهذّب والجمال الروحي.

وخلال أوائل القرن السادس عشر الميلادي بدأ الكُتَّاب الإيطاليون ينسجون لغتهم على منوال لغة بترارك وبوكاتشيو. وقد حدث هذا التطوُّر بشكل رئيسي بسبب المؤلفات الخلاّقة والنظرية لبيتر وبمبو. وأصبح شعر بترارك النموذج الذى احتذته قصائد عديدة في الحب الروحي.

وفي حوالي منتصف القرن السادس عشر الميلادي أحدثت حركة تجديدية في الكنيسة الرومانية الكاثوليكية عُرفت باسم الإصلاح المضاد تغييرات في الفنون. انظر: الإصلاح المضاد، فقد حلّ الاهتمام بالمظاهر الشكلية المبالغ فيها محل الانسجام الذي هو المثل الأعلى للنهضة، ونجم عن ذلك أسلوب عُرف باسم الأسلوب التكلفي وأدّى إحياء كتاب الشعر لأرسطوطاليس، الفيلسوف الإغريقي القديم، إلى فتح نقاش حول طبيعة الأدب. وهذا النقاش أمدّ النقد الأدبي الحديث بقاعدته و بفكرته القائلة إن الفن تقليد للواقع. وقد تطوّرت المسرحية الإيطالية أيضًا خلال القرن السادس عشر وبشكل خاص ما عُرِفَ باسم الكوميديا ديل أرت وهى كوميديا مبنية على الارتجال.


فترة الباروك وعصر العقل

في حوالي القرن السابع عشر الميلادي كانت الأوضاع الدينية والسياسية في إيطاليا عاملاً مساعدًا تسبب في انحطاط الأدب فيها، إذ حاولت أسبانيا وفرنسا السيطرة على إيطاليا. وظهرت الأزمة بوضوح في فترة الباروك في القرن السابع عشر الميلادي، وهي الفتره التي خسرت فيها إيطاليا قيادتها الثقافية لأوروبا. ومع ذلك كُتِبتَ بعض الروائع الأدبية مثل قصيدة جيامبا تيستا مارينو الأسطورية الطويلة بعنوان أدونيس (1623م). ومن نتاج فترة الباروك أيضًا النثر الواضح والعلمي الذي كتبه جاليليو، وكتاب مدينة الشمس للكاتب توماسو كمبانيلا (1623م) الذي يصف فيه المؤلف مجتمعًا مثاليًا يحكمه كاهن فيلسوف.

حدثت نهضة أدبية خلال فترة معينة في القرن الثامن عشر الميلادي سميّت عصر العقل. ففي الشعر تصارع أسلوب أسهل وأقل تعقيدًِا يُعرف بأركاديا مع الأسلوب الباروكي الأكثر تعقيدًا. فقد كيّف بيترو متاستاسيو مواضيع كلاسيكية لتلائم الذوق الدارج وذلك في الكلمات التي كتبها للأوبرا. واستبدل كارلو جولدوني الكوميديا دل آرت بمسرحيات مُؤَلَّفة تمامًا. وقد صوّر الطبقات المتوسطة في مؤلفات كثيرة. وأعاد فيتوريو ألفييري المأساة الكلاسيكية في صول (1782م) وغيرها. وكتب سيزار بكاريا مؤلَّفَه حول الجريمة والعقاب (1764م) وفيه يهاجم بشدة التعذيب وعقوبة الإعدام، وهاجمت قصيدة جوسيب باريني الناقصة بعنوان اليوم (1763-1765م) الطريقة الفارغة التي يمضى بها النبلاء أيامهم.

وفي نهاية القرن الثامن عشر أدّت رغبة خلق التوازُن بين العقل والتقليد إلى تطوّر الكلاسيكية الجديدة (الكلاسيكية المحدثة). وكان كاتبها الرئيسي هو يوجو فوسكولو .

الرومانسية

كانت الرومانسية حركة رفعت العاطفة فوق العقل، والتاريخ القوميّ فوق الأساطير، والفردية فوق العالمية. وقد اعتنق الكتاب الإيطاليون الحركة الرومانسية في أوائل القرن التاسع عشر الميلادي، وتزامنت الحركة مع بعض أفكار الحركة الوطنية التي أدّت إلى توحيد إيطاليا سياسيًا والتحرُّر من السيطرة الأجنبية والتي أُطلق عليها بالإيطالية اسم ريزورجيمنتو. وكانت رواية المخطوب (1827- 1840-1842م) للكاتب أليساندور مانزوني، أكبر كاتب إيطالي رومانسي، أول رواية إيطالية تاريخية تمجّد القيم الدينية كالعدل، والعون الإلهي. وكانت المسرحيات المأساوبة التي كتبها مانزوني مثل كونت كارماجنوولا (1820م) و أدلشي (1822م) أول مسرحيات تتحرر من المبادئ الكلاسيكية. وقدكتب أحد أكبر شعراء هذه الفترة وهو جياكومو ليوباردي مؤلفًا بعنوان أغان (1836م) وتُعبّر هذه القصائد عن نظرة شديدة التشاؤم نحو الطبيعة الإنسانية.

وقد صحب عملية توحيد إيطاليا عام 1870م عدم استقرار اجتماعي واضطراب سياسي. وتركّزت الاستجابات الأدبية للوضع إما في الحنين إلى أمجاد إيطاليا الغابرة أو في محاولة جعل إيطاليا الجديدة أمرًا مفهومًا. وجاءت أول استجابة من الشاعر جيوسو كاردوشي إذ أبدى احتقارًا للمبالغات العاطفية الرومانسية. وبدلاً من ذلك فضّل تمجيدًا كلاسيكيًا للقيم الوطنية. وجاءت الاستجابة الثانية على شكل حركة واقعية في الرواية عُرفت في إيطاليا باسم فاريسمو. وقد وُصف أعضاء هذه الحركة، بما أمكن من موضوعية، حياة وعاطفة الفقراء والمهاجرين. وقد صوّر جيوفاني فيرجا، أبرز كُتَّاب هذه الحركة، الفلاحين وصائدي السمك الصقليين في رواية البيت المحاذي لشجرة المَشْمَلَة (1881م) كما سار جابريلي دي أنونيزو على نهج كاردوتشي في تمجيد القيم التاريخية. ونظم جيوفاني ماسكولي شعرًا ذا صدىً صوفيّ أثّر في الكثير من الشعر اللاّحق.

القرن العشـرون

تأثّر الأدب الإيطالي في أوائل القرن العشرين بحركة تدعى المستقبلية. وقد كتب فيلبوتوماسو مارينتي بيان المستقبلية (1909م). ودعا هذا البيان إلى استعمال اللغة والمجاز المناسب لتمجيد سرعة عصر الآلة وعنفه. وكتب لويجي بيرانديللو روايات ومسرحيات ركّزت على مواضيع مثل الهوية الشخصية وعبث الواقع. وتبرز هذه المواضيع في روايات إيتال سفيفو. وتظهر المواضيع نفسها مقرونة بالتشاؤم الفلسفي في مؤلفات الشعراء يوجينيو مونتال، الشاعر الإيطالي البارز في القرن العشرين الميلادي، وسالفاتوري كواسيمودو وجوسيب أونجاريتي.

ولمدة عشرين سنة بعد انتهاء الحرب العالمية الثانية عام 1945م حاول الكتاب الإيطاليون إعادة تنظيم أدب البلاد حسب أسلوب واقعي عرف بالواقعية الجديدة. وكان ألبرتو مورافيا رائد مؤلفي فترة ما بعد الحرب، وقد ضمت هذه المجموعة من الكُتَّاب روائيين أمثال سيزار بافيس وفاسكو براتوليني وإليو فيتوريني .

وفي فترة لاحقة أجرى الكُتَّاب الإيطاليون الكثير من التجارب. ومن بين هؤلاء الكُتَّاب الروائي إميليو جادا والشاعر بيير باولو باسوليني. وهناك مؤلفون آخرون مهمّون في أواخر القرن العشرين مثل الروائي إِتالوكالفينو والكاتب المسرحي داريو فو الذي حاز جائزة نوبل في الأدب عام 1997م


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