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martedì, novembre 08, 2011

L’organizzazione dello Stato


Cari lettori e care lettrici di blog, oggi parleremo di come è organizzato lo Stato italiano. Essere cittadini italiani significa godere di tutti i diritti che lo Stato garantisce, ma anche rispettare tutti i doveri che impone: per esempio un cittadino ha il diritto di votare, ma ha il dovere di rispettare le leggi. Credo quindi che sia importante, almeno a grandi linee, conoscere i principali organi di governo nazionale e come funzionano.

Buona lettura!

Prof. Anna

Vediamo insieme quali sono e come funzionano i principali organi di governo italiani.

IL PARLAMENTO
Il parlamento è l’organo più importante dello Stato italiano. È l’assemblea dei rappresentanti che i cittadini hanno scelto con il loro voto. Il parlamento è composto da due assemblee, dette Camere: la Camera dei deputati e il Senato.La Camera dei deputati ha sede nel palazzo di Montecitorio, il Senato a Palazzo Madama. Ciascuna Camera ha un presidente.
Le funzioni più importanti del parlamento sono il potere legislativo,cioè la facoltà di approvare le leggi, e il controllo sul governo.
Il parlamento è eletto direttamente dal popolo tramite le elezioni politiche e resta in carica cinque anni, a meno di crisi politiche seguite da elezioni anticipate. Questo periodo si chiama legislatura.

IL GOVERNO
Il governo è composto dal presidente del consiglio e dai ministri. Il presidente del consiglio, chiamato anche capo del governo o premier, coordina l’attività dei ministri e indirizza la politica del governo. La presidenza del consiglio ha sede a Roma a Palazzo Chigi. Il governo esercita il potere esecutivo, ossia quello di mettere in atto le leggi approvate dal parlamento. I ministri si occupano di settori specifici: sanità, istruzione, affari esteri e interni, giustizia, finanze e così via. I ministeri hanno sede a Roma: per esempio il Ministero degli affari esteri si trova al Palazzo della Farnesina.

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Il Presidente della repubblica è il capo dello stato ed è eletto dal parlamento. Resta in carica sette anni e rappresenta l’unità nazionale. Egli, per tutto il periodo in cui resta in carica, risiede al Palazzo del Quirinale.

LA CORTE COSTITUZIONALE
La Corte costituzionale è composta da quindici giudici nominati dal Presidente della repubblica, dal parlamento e dalla magistratura; ha il compito di verificare che le leggi dello stato non siano in contrasto con la Costituzione.

ENTI AUTONOMI TERRITORIALI
La repubblica italiana è formata da comuni, province e regioni. Questi organismi locali hanno una certa autonomia di decisione e di amministrazione, ma devono sempre rispettare le leggi dello stato, come prevede la Costituzione. Gli amministratori locali sono eletti dai cittadini di quella zona. Negli organismi locali, il consiglio ha la funzione del parlamento, mentre la giunta è equivalente al governo. A capo della giunta, nei comuni c’è il sindaco, che lavora nel municipio. Province e regioni sono governate da un presidente. In Italia ci sono venti regioni, più di cento province e oltre otto mila comuni.

Il COMUNE
Il comune è l’ente amministrativo più piccolo e quindi più vicino alla vita quotidiana dei cittadini. I servizi forniti da un comune variano a seconda della dimensione: in Italia ci sono comuni con più di un milione di abitanti e comuni con meno di cento residenti. Il comune fornisce ai cittadini i servizi sociali, gestisce le scuole dell’infanzia, decide sulla viabilità cittadina e sui trasporti pubblici urbani. Inoltre rilascia le licenze edilizie e riceve le tasse sulle case, cioè l’ICI (imposta comunale sugli immobili). Il comune si occupa anche di lavoro, turismo, sicurezza, ambiente, cultura e sport. Al comune un cittadino può richiedere documenti anagrafici.

Testo tratto da: A. Ferrari, C. Medaglia, "Il bel paese" Corso di civiltà italiana, Zanichelli 2011.

Ora prova a rispondere alle seguenti domande:

1- Chi elegge il parlamento?

2- Cosa si intende per "legislatura"?

3- Cos’è il potere legislativo?

4- Quale potere esercita il governo?

5- Qual è la sede del governo?

6- Di che cosa si occupano i ministri?

7- Quanto dura la carica del Presidente della repubblica?

8- Qual è la funzione della Corte costituzionale?

9- Quali sono gli enti autonomi territoriali?

10- Chi è a capo della giunta comunale?

Se volete, inviatemi le vostre risposte come commento e io le correggerò.

mercoledì, settembre 21, 2011

La pizza


L’Italia è famosa in tutto il mondo per la sua cucina, per il suo mangiare. Puoi trovare ristoranti italiani in ogni parte del pianeta.

Oggi ti parlerò della pizza. Un piatto diventato famoso in tutto il mondo, dal Giappone agli Stati uniti d’America. Sì, ma quale pizza dirai tu? Ci sono tanti tipi di pizza, ma la "mamma di tutte le pizze" è la famosa pizza margherita. Ora conoscerai qualche curiosità su questo piatto cosi famoso e gustoso.

La pizza è simile al pane e alla focaccia, che sono cibi consumati dall’uomo fin dall’antichità. Il termine pizza ha un’origine incerta. Secondo alcuni, deriva da "pinsa", participio passato del verbo latino "pinsere", che significa pestare, schiacciare, macinare. Molte civiltà antiche che si affacciavano sul Mar Mediterraneo, come Egiziani, Greci e Romani, mangiavano delle focacce schiacciate fatte con chicchi di orzo pestati, acqua e condimenti vari. Possiamo considerare queste focacce gli antenati della nostra pizza.
Numerose sono le testimonianze di scrittori greci riguardanti una focaccia, da loro chiamata "maza". Nella Roma antica, invece si mangiavano la "placenta" e l’"offa" , preparata con acqua e orzo.
Nel Medioevo, in Italia erano mangiate focacce simili a quelle antiche, che avevano diverse varianti locali e diversi nomi. Queste focacce erano molte apprezzate sia dagli aristocratici che dal popolo.

Gli ingredienti fondamentali della pizza sono il pomodoro e la mozzarella, il tipico formaggio fresco. Questi ingredienti sono stati prodotti in Italia solo dopo due fasi storiche. I bufali sono stati reintrodotti nell’Italia del sud dai Longobardi, una popolazione germanica che ha governato l’Italia per due secoli dopo la caduta dell’Impero romano. Questi animali si sono diffusi in Lazio e in Campania e dalle bufale si ricava il latte per la produzione di mozzarella, detta proprio "di bufala".
Dopo la scoperta dell’America, sono state da lì importate nuove piante, tra cui i pomodori, già apprezzati dagli Atzechi. I pomodori si sono ambientati benissimo nel clima mite dell’Italia meridionale, dove hanno acquistato il colore rosso vivo: prima in America erano gialli.
Così, alla fine del 1500, a Napoli sono disponibili i due ingredienti per condire la focaccia e creare la pizza. Nel 1700, la pizza viene preparata in forni a legna per essere quindi venduta per le strade e per i vicoli della città. Si afferma l’abitudine di mangiare la pizza non solo a casa o per le strade, ma anche presso i forni: nasce così la pizzeria, cioè il ristorante dove si mangia la pizza. La pizzeria tipica ha il forno a legna, il bancone di marmo dove viene confezionata la pizza, lo scaffale dove sono mostrati gli ingredienti, i tavoli dove i clienti la possono consumare.

In quel periodo, diventano famose le grandi famiglie di pizzaioli napoletani. Nel 1780, viene fondata da Pietro Colicchio la pizzeria "Pietro… e basta così", la cui tradizione è continuata oggi dall’"Antica Pizzeria Brandi”. Nel 1889, il miglior pizzaiolo di quell’epoca, Raffaele Esposito, marito della figlia di Enrico Brandi, ha fatto assaggiare la pizza al re d’Italia Umberto I e sua moglie Margherita. Raffaele Esposito realizzò per loro tre pizze: la pizza alla "mastunicola" (strutto, formaggio, basilico), la pizza alla marinara (pomodoro, aglio, olio, origano) e la pizza pomodoro e mozzarella (pomodoro, mozzarella, olio, basilico). L’ultima era stata realizzata proprio in onore della regina: i colori verde, bianco e rosso richiamavano intenzionalmente il tricolore italiano. La sovrana apprezzò così tanto la pizza che volle elogiare l’autore di queste bontà per iscritto. Ancora oggi la lettera di ringraziamento della regina è visibile nell’“Antica Pizzeria Brandi” a Napoli.
Per questo, il pizzaiolo decise di dare il nome della regina alla sua nuova pizza. Da allora, la pizza con pomodoro, mozzarella e basilico, si chiama “pizza margherita”.

Una mail a un amico


Sempre di più il computer fa parte della nostra vita. Ha cambiato il nostro modo di comunicare. Si scrivono sempre meno lettere e sempre più e-mail, cioè messaggi di posta elettronica. Più veloce e soprattutto a costo zero, la posta elettronica rappresenta uno dei principali modi di comunicare del nuovo millennio. Leggi ora il messaggio e- mail e rispondi poi alle domande
Buona lettura

Prof. Giacalone

Ciao Muharad, come stai?
Ti scrivo per raccontarti il mio viaggio in Italia e la mia nuova esperienza in questo bellissimo paese.
Sono qui a Siena da due mesi, il lavoro è molto interessante ma stancante. Oltre a lavorare frequento un corso di lingua italiana. Il corso è molto bello e utile. La nostra insegnante è molto brava, riesce sempre a farci sorridere e rende così le lezioni piacevoli oltre che utili. Il mio italiano migliora ogni giorno. Ho capito che devo studiare anche a casa e che devo essere costante. Studiare una lingua è un po’ come praticare uno sport: non puoi migliorare se non ti alleni!
Abito con 2 ragazzi, uno senegalese e l’altro siciliano. Sono molto simpatici ma non ci vediamo quasi mai perché abbiamo turni di lavoro diversi. Ma quando siamo assieme è una festa! Antonio, il ragazzo siciliano, ci corregge e ci insegna un po’ di italiano. A volte anche qualche parola del dialetto siciliano.
Una settimana fa ho conosciuto una ragazza italiana, Caterina, è molto simpatica e sorridente.
Credo di essere innamorato: non ci ho messo molto tempo. Ma ho paura perché non la conosco cosi bene, eppure quando sono con lei sono felice! Sarà che mi sento un po’ solo e ho bisogno di sognare?
Sai, lei non è solo molto bella ma anche tanto simpatica e gentile. È sempre disponibile e pronta a darti una mano. Mi ha fatto conoscere la sua famiglia e mi invita spesso ad uscire con lei e i suoi amici. Per me è un’ottima occasione per conoscere meglio gli italiani! Sai, qui ogni tanto ci sono dei fenomeni di razzismo. Ma forse sarebbe meglio chiamarlo paura del diverso, dello straniero. In italiano, la parola xenofobia indica questo atteggiamento. In questo periodo di grande crisi, si ha paura che noi stranieri rubiamo il lavoro e le case agli italiani.
Ma non è così, perché noi facciamo lavori che molti non vogliono fare. La povertà fa guardare gli altri con diffidenza, con paura. Se poi, caro Muharad, aggiungi un pizzico di ignoranza, ecco che nasce il razzismo. Ma non è solo un problema italiano, ma di tutta l’Europa, anzi direi di tutto il mondo. Scusa se ti ho annoiato ma avevo voglia d parlare e scrivere in lingua italiana … e gli amici servono anche a questo! Mi raccomando non usare il vocabolario se non capisci ma vai a intuizione o chiedi a qualche italiano in Germania!

Ora ti devo lasciare, raccontami di te e della tua famiglia e della tua esperienza in Germania, come ti trovi?
Un caro saluto e a presto

Said … innamorato


Esercizio di verifica della comprensione

Scegli la risposta. Quella corretta diventerà verde.
  • 1. Said scrive una e-mail alla madre

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  • 2. Said abita a Siena

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  • 3. Il ragazzo siciliano si chiama Marcello

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  • 4. Caterina è molto gentile con Said

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  • 5. Said sa che bisogna essere costanti con lo studio delle lingue

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  • 6. L’insegnante di lingua italiana è molto noiosa

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  • 7. Il razzismo per Said non è un problema solo italiano

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  • 8. Antonio insegna un po’ di dialetto toscano

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  • 9. Said vive con 2 ragazzi senegalesi e un italiano

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  • 10. Muharad si trova in Germania

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Le festività


Si sono da poco concluse le festività: Natale, Santo Stefano, Capodanno e infine l’Epifania. Per chi ha festeggiato e per chi non ha festeggiato, spieghiamo su Intercultura blog, qualche curiosità riguardante le festività appena trascorse, così popolari in Italia e in tante parti del mondo.

Per l’ultimo giorno dell’anno, il 31 di gennaio, c’è in Italia l’usanza di buttare dalla finestra vecchi oggetti che non servono più e di dare il benvenuto al nuovo anno con botti a volte molto pericolosi. Inoltre c’è l’usanza di mangiare un piatto di lenticchie come auspicio di buona fortuna e ricchezza.

Il 25 di dicembre è Natale! Si è tutti più buoni. Le città sono addobbate e illuminate. Se sorridi a qualcuno, il tuo sorriso è contraccambiato. Se ti tagliano la strada in auto, non puoi inveire o essere aggressivo: è Natale!
Anche se siamo in periodo di recessione, cioè di crisi economica, il Natale pretende sempre la giusta dose di consumo. È la festività che ha il potere di riunire famiglie che durante tutto l’anno, magari, si salutano appena. A Natale, anche i poveri e gli emarginati ricevono la loro fetta di solidarietà e di amore.
Il Natale è la festività cristiana che celebra la nascita di Gesù. La data reale della nascita di Gesù rimane incerta. Si celebra il 25 dicembre perché, nello stesso periodo nell’antica Roma, si festeggiavano i saturnali in onore di Saturno, dio dell’agricoltura. Durante i saturnali, gli antichi romani si scambiavano regali e consumavano ricchi pasti. Ecco perché oggi vi è l’usanza di scambiarsi doni durante la notte di Natale. Inoltre, per i più religiosi e devoti, vi è la tradizione di seguire a mezzanotte la messa direttamente in chiesa. Molti credenti dedicano parte della festività al volontariato, per sottolineare l’amore e l’altruismo che caratterizza questo periodo.

Per Natale c’è l’usanza di consumare ricchi pasti. Lo zampone e i tipici dolci natalizi, come il panettone e il pandoro, sono presenti in ogni casa e a seconda delle regioni dove vai, puoi trovare delle specialità culinarie tipiche.
Il termine italiano Natale deriva dal latino “natalis”, che significa "relativo alla nascita". In antichità, il termine “natalis” veniva utilizzato anche per altre festività, come la fondazione di Roma il 21 aprile e la nascita del Sole il 25 dicembre. Sant’Agostino chiese ai cristiani di celebrare in quel giorno non il Sole, come facevano i pagani, bensì colui che lo aveva creato.

Il Natale moderno è caratterizzato da Babbo Natale, il simpatico e generoso vecchietto con la barba bianca e il vestito rosso. Babbo Natale forse discende da una figura storica, San Nicola, vescovo nel IV secolo e patrono della città di Bari. Dopo la morte di Nicola si diffusero numerosissime leggende, che lo vedevano protagonista di atti di generosità e di bontà. Si racconta che regalava cibo alle famiglie povere portandolo, in maniera anonima, attraverso i camini o le loro finestre. Nella fantasia popolare, San Nicola divenne "portatore di doni", compito eseguito con un asinello nella notte del 6 dicembre o nella notte di Natale. Il nome olandese del santo “Sinter Klass”, si è poi diffuso nei paesi anglofoni come “Santa Claus”.

Durante il periodo natalizio c’è inoltre l’usanza di fare il presepe. Esso ha origine nel 1223 quando San Francesco d’Assisi, uno tra i santi più amati del cristianesimo, fece rappresentare la nascita di Gesù da personaggi viventi. Da qui la tradizione, tuttora vigente, di rappresentare la nascita con delle statuette . Troviamo San Giuseppe, Maria, i pastori, la stalla e ogni piccolo dettaglio che possa rappresentare con amore e a volte con originalità la nascita del Bambino Gesù.

Un altro simbolo del Natale è l’albero. Esso è un tema tradizionalmente pagano. La città di Riga si proclama sede del primo albero di Natale della storia. Qui si trova una targa scritta in otto lingue, secondo cui il "primo albero di capodanno" fu addobbato nella città nel 1510. Ma la data e il luogo della nascita dell’albero di Natale rimangono comunque incerte. Vi possono essere solo delle supposizioni. Nel medioevo, in Germania, per esempio, durante il Natale vi era un gioco (Il gioco di Adamo ed Eva): si cercava di creare il paradiso con alberi da frutta. Gli alberi da frutta vennero sostituiti poi dai sempreverdi abeti
Qualunque sia la vera origine dell’albero di Natale, ricorda di dargli la giusta luce e acqua. Dopo il Natale cerca di creare le naturali condizione per la sua sopravivenza. Abbiamo bisogno di loro. Non sappiamo molto del suo passato come albero di Natale, diamogli almeno un futuro sicuro!

Subito dopo Natale vi è, il 26 di Dicembre, la festività di Santo Stefano. Il primo dei discepoli di Gesù a morire martire, ucciso. Per questo motivo è una festività così prossima al nascita Di Gesù.
Il Natale, anche se non è la festività più importante del cristianesimo, è certamente la più popolare e la più sentita, poiché è la festa dove la famiglia si riunisce e vengono scambiati i regali. La principale festa cristiana è invece la Pasqua.
Il Natale ha dato origine a centinaia di poesie, racconti, canti popolari, filastrocche, ninne nanne, film.
Per i suoi discepoli e per tutti i cristiani, Gesù sarebbe nato per redimere, cioè salvare il mondo dal peccato.

Per ultima, abbiamo l’Epifania, che chiude le festività natalizie con il modo di dire: “l’Epifania, tutte le feste porta via”. La parola “Epifania” di origine greca significa “manifestazione”, e rappresenta la prima comparsa di Gesù di fronte ai Re magi. La figura che caratterizza l’Epifania è la Befana. Essa è rappresentata da una vecchietta di brutto aspetto, vestita di stracci che porta doni volando su una scopa la notte tra il 5 e il 6 gennaio. La sua origine è rurale e si perde nella notte dei tempi.

Ovunque tu sia, ovunque tu viva, in qualunque cosa tu possa credere, viva le festività. Qualunque esse siano, perché sono o sembrano giorni pieni di serenità, pace e amore. Speriamo, che questo periodo sia un periodo che possa contagiare gli altri giorni dell’anno … non sarebbe male, vero?

Un abbraccio interculturale
Prof. Valerio Giacalone

Rispondi ora a queste domande:

1) Cosa è per te il Natale?
2) Cosa hai pensato la prima volta che sei stato in un paese dove si celebrava il Natale?
3) Racconta il tuo Natale più bello?
4) Come recita una canzone “O è Natale tutti i giorni o non è Natale mai”: tu cosa ne pensi?
5) Come hai festeggiato l’ultimo dell’anno?
6) Quali alimenti caratterizzano nel tuo paese il Natale e l’ultimo giorno dell’anno?

All’agenzia di viaggio


Viaggiare, oltre che bello, è fondamentale per la cultura di ogni individuo. Un proverbio recita così: La vita è come un libro: se non viaggi, leggi solo la prima pagina. Ci sono diversi modi di viaggiare: anche leggere un libro è una sorta di viaggio.

Ora, leggerai un dialogo in una agenzia di viaggi tra un cliente e un’impiegata.
Buon lavoro e buon viaggio
Prof. Valerio Giacalone

Impiegata: Buongiorno.
Cliente: Buongiorno.
Impiegata: Si accomodi pure. Come posso aiutarla?
Cliente: Dovrei partire in viaggio di nozze
Impiegata: Dunque siete in due …
Cliente: Beh, si spera che saremo in due anche alla fine del viaggio di nozze! ( ridono)
Impiegata: Avete un’idea ben precisa? O vi posso consigliare qualcosa?
Cliente: Sì, avremmo qualche idea… soprattutto su dove non andare.
Impiegata: Mi dica pure.
Cliente: Non vorremmo un posto troppo turistico, cioè troppo affollato. Vogliamo un viaggio romantico, ma allo stesso tempo culturale. Vogliamo vedere posti meravigliosi e condividerli con la persona amata. Non so se mi capisce…
Impiegata: Certo che sì. Mi sta facendo venire voglia di partire con lei! (ridono)
Cliente: Voglio fare una sorpresa alla mia futura moglie. Le farò recapitare il biglietto con una rosa.
Impiegata: Lei è proprio romantico! Guardi: escluderei le capitali europee e del Nord America. Quanti giorni avete a disposizione?
Cliente: Tre settimane
Impiegata: Perfetto. Allora, partenza da Roma per l’Australia. Pernottate a Sidney per 5 notti in un albergo a 4 stelle. Ora è molto conveniente: un euro vale quasi due dollari australiani.
Cliente: Ah, bene, non lo sapevo.
Impiegata : Poi, dopo un po’ di compere ed escursioni nell’interno australiano, con una nave da crociera di lusso si parte verso la Nuova Zelanda.
Cliente: Mi piace!
Impiegata: Dormirete ad Auckland per due notti. Quindi iniziarete delle escursioni nell’Isola del sud, la zona con la natura più affascinante della Nuova Zelanda.
Cliente: Fantastico. E il rientro?
Impiegata: Per il rientro ho pensato via Singapore.
Cliente: Sì, mi piace molto l’idea.
Impiegata: Bene.
Cliente: Immagino sarà molto caro.
Impiegata: Non più di tanto: non è alta stagione. Mi dia un po’ di tempo per organizzare tutto.
(Dopo un’attesa)
Impiegata : Allora, il viaggio per due persone dal 1 settembre al 21 settembre è compreso di tutto ciò che abbiamo detto. Come può leggere dal preventivo che ha di fronte, costa 8.450 euro.
Cliente:I diritti dell’agenzia sono compresi?
Impiegata:Sì, tutto compreso e domani stesso Le posso consegnare biglietti e prenotazioni!
Cliente: Ah… una domanda: a che ora parte l ‘aereo da Roma?
Impiegata: Ho cercato dei voli comodi, non troppo presto alla mattina. Il volo da Roma è alle 10:25.
Cliente : Perfetto, Le lascio un acconto ora? Vanno bene 2000 euro?
Impiegata: Sì, benissimo.
Cliente: Allora a domani
Impiegata : A domani. Mi raccomando controlli la scadenza dei passaporti!
Cliente: Sì, certo. Grazie per la gentilezza. A domani.

Ora rispondi alle domande, quella corretta diventerà verde

  • 1. Cliente va in una agenzia ippica

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  • 2. L’impiegata è la futura moglie del cliente

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  • 3. Cliente sapeva già che viaggio fare

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  • 4. L’aereo parte da Roma.

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  • 5. Nel viaggio di nozze è inclusa anche una crociera.

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  • 6. La futura moglie è a conoscenza del viaggio.

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  • 7. Il viaggio costerà 8.450 euro.

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  • 8. Il viaggio dura 3 settimane.

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  • 9. Cliente paga tutto il viaggio subito in contanti.

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  • 10. Il cliente è molto contento di partire per New York.

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Il carnevale


Il carnevale è un periodo molto particolare dell’anno. I romani dicevano: "Semel in anno licet insanire", cioè “una volta all’anno è lecito impazzire” e proprio questo antico detto rappresenta lo spirito del carnevale.
Il carnevale ha termine il martedì grasso, giorno che precede l’inizio della quaresima, il periodo di penitenza di circa quaranta giorni precedente alla pasqua. A Milano invece, dove si osserva il rito ambrosiano, il carnevale termina non il martedi grasso, ma il sabato successivo e la quaresima di domenica.

Le origini del carnevale si perdono nella notte dei tempi. Probabilmente risale alle tradizioni dei saturnali latini e dei culti dionisiaci con cui si salutava il passaggio dall’inverno alla primavera. La parola “carnevale” deriva dal latino “carnem levare”, che significa “eliminare la carne", poiché anticamente indicava il banchetto che si teneva subito prima del periodo di digiuno della quaresima.

Una caratteristica del carnevale è la maschera: una pratica che risale a tempi antichissimi, quando in occasione di riti magici gli stregoni si travestivano di piume e si coprivano il volto con maschere dipinte dall’aspetto orribile per impaurire gli spiriti del male.
In età romana l’uso delle maschere era legato alla divinità di Bacco. Per le strade si festeggiava con vino e danze il passaggio dall’inverno alla primavera. I festeggiamenti univano giovani e vecchi, nobili e plebei, ricchi e poveri. In quell’occasione gli schiavi diventavano padroni e viceversa. Un "Re della Festa", scelto dal popolo, si occupava dei vari giochi nelle piazze.
Il tema del rovesciamento è rimasto nello spirito del carnevale, periodo in cui apparentemente tutto è lecito, anche gli scherzi più crudeli. La libertà di abbandonarsi agli eccessi e di dare ai poveri l’illusione di essere simili ai potenti è un modo per alleggerire le tensioni. Accomunati dalla festa, tutti si sentono uguali ed era così più facile mantenere l’ordine prestabilito.

Altra caratteristica del carnevale sono i coriandoli, piccoli ritagli di carta colorata usati nelle festività per essere lanciati in aria o su persone. In inglese, tedesco, spagnolo, olandese e francese sono curiosamente chiamati confetti. La confusione linguistica ha origine durante il Rinascimento, quando in Italia ai matrimoni o durante il carnevale si gettavano dei dolcetti, i confetti appunto. L’invenzione dei coriandoli di carta è attribuita all’ingegnere Fenderl, che per festeggiare il carnevale del 1866 ritagliò dei pezzettini di carta, poiché non aveva il denaro per comprare i confetti di gesso allora in uso. Un tipico esempio dell’arte dell’arrangiarsi italiana.

Anche a livello gastronomico si hanno in Italia molte tradizioni tipiche del carnevale. Ogni singola regione vanta ricette gastronomiche secolari. Soprattutto nel “dolce” si nota una singolare voglia di originalità e di trasgressione. Le ricette caratteristiche del carnevale, con varianti regionali, vedono al primo posto i dolci fritti. Un vecchio detto popolare recita :”fritto tutto è buono, anche l’aria”. Nel centro Italia troviamo la cerchiata, nel sud gli struffoli.

In tutta la penisola, isole comprese, ci sono le chiacchiere. Sono frittelle chiamate così chiamate perché, essendo molto croccanti, quando le si mastica sembra di parlare, di chiacchierare appunto. Questo tipico dolce carnevalesco ha diversi nomi a seconda della regione: in Friuli "grostoli", in Emilia "sfrappole", in Veneto "galani", nelle Marche "frappe", "cenci" in Toscana.

Altro dolce tipico carnevalesco sono le zeppole, conosciute anche come zeppole di San Giuseppe, perché tipiche della festa del papà il 19 marzo. Anche con questo tipico dolce troviamo varianti regionali come le zeppole bignè e le zeppole del duca.

A carnevale è tradizione travestirsi e ogni regione di Italia ha la sua maschera caratteristica. Per esempio troviamo Pulcinella in Campania, Pantalone nel Veneto, Arlecchino in Lombardia, Rugantino nel Lazio e il dottor Balanzone in Emilia Romagna.
Il carnevale si festeggia normalmente in tutti i paesi cristiani: famosi in tutto il mondo sono il carnevale di Rio de Janeiro, il carnevale di Colonia in Germania, il carnevale caraibico durante l’estate a Londra e il carnevale di New Orleans negli Stati Uniti. In Italia spiccano il carnevale di Venezia e il carnevale di Ivrea. La bella città piemontese ospita un carnevale folcloristico denso di evocazioni storico leggendarie. La spettacolare e violenta battaglia delle arance rappresenta le guerre medievali tra la città di Ivrea e i signori feudali della zona.
Il carnevale di Viareggio invece è famoso per la presenza di carri allegorici che rappresentano in maniera scherzosa la vita politica e sociale del Belpaese.

Vale proprio la pena partecipare a un carnevale italiano. Ti divertirai moltissimo e imparerai a conoscere un nuovo lato delle tradizioni culturali italiane.
E… non dimenticare a “carnevale ogni scherzo vale

Rispondi ora alle domande

1) Nel tuo paese si festeggia il carnevale?
2) Ti sei mai mascherato per il carnevale? E se sì da cosa?
3) Hai mai visto una sfilata di carnevale?
4) Cosa pensi del carnevale?
5) Quali sono i dolci tipici del carnevale del tuo paese?

I proverbi


Care lettrici e cari lettori di Blog, oggi parleremo dei proverbi. Chi di voi non conosce un proverbio e lo ha utilizzato, magari per concludere un discorso ?
I proverbi rappresentano una saggezza popolare indiscussa tramandata da generazione a generazione. I proverbi popolari sono spesso anonimi.
A volte sembra si contraddicano, come per esempio "Chi fa da sé, fa per tre" e "L’unione fa la forza", ma se contestualizzati hanno il loro senso. In Germania, terra di grande tradizione di proverbi, vengono definiti "Sprichwort", "parola che parla", cioè che non ha bisogno di nessuna ulteriore spiegazione.
Il proverbio è spesso un ottimo modo per troncare o iniziare una chiacchierata o discussione.
J
Al fine dell’apprendimento della lingua seconda o straniera, i proverbi risultano essere molto utili poiché possono essere utilizzati all’inizio di un’unità didattica o per concludere la stessa "lezione". In questo modo, oltre a imparare nuovi vocaboli, la classe viene a contatto con la cultura della lingua che si studia, direttamente dalla fonte popolare del proverbio. Sarà dunque opportuno selezionare proverbi di sicura provenienza e di un livello consono alla classe.

Ecco una breve selezione di alcuni proverbi.
Buon lavoro e che la saggezza dei proverbi sia sempre con noi!
Prof. Valerio Giacalone

"Can che abbaia non morde", cioè "chi minaccia non è pericoloso"

"Una rondine non fa primavera" "Non è tutto oro quello che luccica", "i vantaggi non sono subito evidenti"

"Chi non risica, non rosica", cioè "senza rischi e impegni, non si ottengono risultati"

"Chi la fa, l’aspetti" "la persona che fa un torto non si deve lamentare se poi lo subisce"

"Ciò che semini, raccogli" "bisogna impegnarsi per ottenere risultati"

"A caval donato non si guarda in bocca" "non si giudicano i regali"

"Chi rompe paga e i cocci sono suoi" "chi fa un danno, lo risarcisce e si tiene l’oggetto danneggiato"

"Chi si accontenta, gode" "bisogna avere obbiettivi modesti"

"Le bugie hanno le gambe corte" "è facile scoprire una bugia"

"Non sputare sul piatto dove mangi" "non bisogna disprezzare ciò che si usa"

"Il lupo perde il pelo ma non il vizio" "le persone cattive alla fine non cambiano"

"Uomo avvisato, mezzo salvato" "se si capisce un consiglio, si evita un problema"

"Chi si loda si imbroda" "non bisogna vantarsi"

Ora rispondi alle seguenti domande

  1. Usi proverbi solitamente quando parli?
  2. In quale occasione usi proverbi?
  3. Qual è il tuo proverbio preferito?
  4. Come vengono definiti nella tua lingua i proverbi?

I modi di dire


Salve lettori di blog. Ecco un nuovo articolo sulla nostra lingua.
Buona lettura
Tania Pasqualini

Oggi parleremo di alcuni “modi di dire” tipici della lingua italiana. Essi, a differenza dei proverbi che hanno un significato compiuto, non esprimono saggezza popolare e non hanno un significato profondo o morale. Sono, comunque, molto utilizzati soprattutto nel linguaggio parlato, informale e colloquiale.

  • A bizzeffe: in grande quantità. (“Oggi a pranzo ho mangiato a bizzeffe, quindi stasera non ceno!”).

  • Alla romana: modalità di dividere una spesa in parti uguali fra tutti i partecipanti, senza tener conto, in modo proporzionale, di quanto ciascuno di essi ha consumato. (“Sono 20 euro a testa, per tutti e nove, paghiamo alla romana”).

  • Bastian contrario: chi assume, per partito preso, le opinioni e gli atteggiamenti contrari a quelli della maggioranza. (“Su dai, adeguati ai nostri orari, non fare sempre il bastian contrario!”)

  • Capro espiatorio: qualcuno a cui è attribuita tutta la responsabilità di malefatte, errori o eventi negativi e deve subirne le conseguenze per espiarne la colpa. (“Povero Marco, per ogni cosa incolpano lui, è proprio il capro espiatorio dei quell’ufficio”!)

  • È un altro paio di maniche: è tutta un’altra cosa. (“Se ci sono i saldi del 50% la compero, è un altro paio di maniche!”)

  • Essere al verde: rimanere senza soldi. (“Mi dispiace, non ho soldi da prestarti, sono al verde anch’io”).

  • In bocca al lupo: augurio scherzoso di buona fortuna che si rivolge a chi sta per sottoporsi a una prova difficile. (“Fai buon viaggio e in bocca al lupo per il colloquio di lavoro!”).

  • Piantare in asso: abbandonare qualcuno da un momento all’altro, senza preavviso. (“Mi ha piantato in asso senza dire una parola, non si è presentata all’appuntamento e non ha nemmeno chiamato!”)

  • Salvare capra e cavoli: salvaguardare, con una decisione o un’azione, gli interessi di due soggetti diversi. (“Devi decidere, non puoi cercare di accontentare tutti e salvare capra e cavoli”)

  • Segreto di Pulcinella: un segreto che non è più tale per nessuno. (“Che ti trasferirai all’estero oramai lo sanno tutti, è diventato un segreto di Pulcinella!”).

Indica se nelle seguenti frasi i modi di dire sono usati correttamente.

Scegli la risposta. Quella corretta diventerà verde.

  • 1. Salva capra e cavoli per l’esame!

    • corretto

    • sbagliato
  • 2. Non si sa mai come accontentarti perché non ti va mai bene niente, sei proprio un bastian contrario!

    • corretto

    • sbagliato
  • 3. Lo sappiamo che hai deciso di sposarti: è alla romana!

    • corretto

    • sbagliato
  • 4. Non riusciamo ad andare in vacanza, siamo al verde.

    • corretto

    • sbagliato
  • 5. Ho aspettato per due ore che arrivasse ma non si è visto, mi ha piantata in asso.

    • corretto

    • sbagliato
  • 6. Ho visto Eva che comprava delle magliette in saldo e che salvava capra e cavoli.

    • corretto

    • sbagliato
  • 7. In bocca al lupo per il colloquio di domani!

    • corretto

    • sbagliato
  • 8. Se vieni anche tu, andiamo con la tua auto e facciamo prima, è un segreto di Pulcinella.

    • corretto

    • sbagliato
  • 9. Stasera andiamo tutti al ristorante, ma niente storie, paghiamo alla romana!

    • corretto

    • sbagliato
  • 10. Se siete al verde perché comprate un’auto nuova?

    • corretto

    • sbagliato

La canzone melodica italiana


Cari lettori di Intercultura blog,

questa settimana vi proponiamo tre canzoni caratteristiche della musica e della cultura italiane. Sono interpretate da Julio Iglesias, cantante spagnolo che si è inserito in un filone classico della musica italiana: la canzone melodica, rappresentata già da cantanti come Claudio Villa e Nilla Pizzi.
Iglesias rinnovò il genere anche grazie alla sua prestante immagine di rubacuori. Era bello, appassionato e spagnolo! Aveva un modo seducente di arrotare le “erre”, di sibilare le “esse” e di scivolare sulle “gn”. Lanciava sguardi intensi, sorrideva con denti bianchissimi e cantava con la mano sul cuore. Per questo, il successo di Iglesias fu enorme in tutto il mondo, in particolare tra il pubblico femminile.
Nelle sue canzoni d’amore, il rapporto tra uomo e donna avviene secondo schemi tradizionali. L’uomo è spesso arrogante, egoista e traditore. Ma, grazie al suo fascino, riesce sempre a sedurre la donna, che finisce con l’accettare i suoi comportamenti "da pirata".

Buona lettura!
Tania Pasqualini

Se mi lasci non vale

G. Belfiore – L. Rossi
(1976)


La valigia sul letto
è quella di un lungo viaggio.
E tu senza dirmi niente hai trovato il coraggio,
con l’orgoglio ferito di chi poi si ribella.
Ma quando t’arrabbi sei ancora più bella.

E così, su due piedi, io sarei liquidato,
ma vittima, sai, d’un bilancio sbagliato.
Se un uomo tradisce, tradisce a metà:
per cinque minuti e non eri più qua

Se mi lasci non vale, se mi lasci non vale.
Se mi lasci non vale, se mi lasci non vale.
Non ti sembra un po’ caro
il prezzo che adesso io sto per pagare.
Se mi lasci non vale, se mi lasci non vale.
Se mi lasci non vale, se mi lasci non vale.
Dentro quella valigia, tutto il nostro passato
non ci può stare.

Metti a posto ogni cosa e parliamone un po’.
Io, di errori, ne ho fatti, di colpe, ne ho.
Ma quello che conta tra il dire e il fare
è saper andar via, ma saper ritornare.

Se mi lasci non vale, se mi lasci non vale.
Se mi lasci non vale, se mi lasci non vale.
Non ti sembra un po’ caro
il prezzo che adesso io sto per pagare.
Se mi lasci non vale, se mi lasci non vale.
Se mi lasci non vale, se mi lasci non vale.
Dentro quella valigia, tutto il nostro passato
non ci può stare.


Sono un pirata, sono un signore

J. Iglesias – M. de la Calva – Ramón Arcusa – G. Belfiore
(1978)

A volte sono un bastardo e a volte un buono;
a volte non so neppure come io sono.
Mi piace qualunque cosa che è proibita,
ma vivo di cose semplici, vivo la vita.

Io donne ne ho avute tante che mi han capito
e altre che in malafede mi han ferito.
Ma è arrivato giusto per me il momento
per dire come io sono, come io sento.

Ti dirò:
impresto l’anima o il cuore;
sono un pirata ed un signore,
più amor proprio che pudore.

Ti dirò:
amo la luna e amo il sole;
sono un pirata ed un signore,
professionista nell’amore.

C’è chi mi dice adesso che son più uomo
e, là dove condannavo, oggi perdono.
Non vado a un appuntamento senza un fiore,
ma non confondo il sesso con l’amore.

Non vado a un appuntamento senza un fiore,
ma non confondo il sesso con l’amore.

Ti dirò:
impresto l’anima o il cuore;
sono un pirata ed un signore,
più amor proprio che pudore.

Ti dirò:
amo la luna e amo il sole;
sono un pirata ed un signore,
professionista nell’amore.

Pensami
G. Belfiore – M. Grever
(1978)

Se nessuno crede ancora che ti amo
è perché non mi han mai visto innamorato.
Io ti giuro che io stesso mi sorprendo
di come d’improvviso son cambiato.
Pur di star vicino a te farei pazzie
e vorrei poter fermare i tuoi pensieri.
Quei silenzi misti di malinconie
mi fan sentir geloso di chi non ami più.

Pensami
tanto, tanto e intensamente
con il corpo e con la mente,
come se io fossi lì.

Guardami
con quegli occhi azzurro mare
che mi sanno anche ingannare
ma mi piaci anche così.

Sognami,
con la forza di un’amante
che è lontana, e non distante
ma che arriva dentro qui.

Baciami,
bacia tutta la mia pelle…
Si può arrivare alle stelle
dicendo un semplice sì.

Se nessuno crede ancora che ti amo
è perché non mi han mai visto innamorato.
Quei silenzi misti di malinconie
mi fan sentir geloso di chi non ami più.


Esercizio: Dopo aver letto i testi delle canzoni, indica se le seguenti affermazioni sono vere o false.

Scegli la risposta. Quella corretta diventerà verde.

  • 1. La canzone "Se mi lasci non vale" parla di una donna che ha tradito il suo compagno.
    • corretto
    • sbagliato
  • 2. La canzone "Se mi lasci non vale" parla di un uomo triste perché la donna che ama vuole lasciarlo.
    • corretto
    • sbagliato
  • 3. Nella canzone "Se mi lasci non vale", la donna vuole lasciare l’uomo per il suo tradimento.
    • corretto
    • sbagliato
  • 4. La canzone "Sono un pirata, sono un signore" parla di un uomo che è stanco della vita.
    • corretto
    • sbagliato
  • 5. Nella canzone "Sono un pirata, sono un signore", l’uomo dice che ha capito qual è il segreto della felicità.
    • corretto
    • sbagliato
  • 6. Nella canzone "Sono un pirata, sono un signore" si dice che, se un uomo regala dei fiori a una donna, significa che la ama.
    • corretto
    • sbagliato
  • 7. Nella canzone "Pensami" si dice che, per amore, le persone possono cambiare.
    • corretto
    • sbagliato
  • 8. Nella canzone "Pensami" si dice che la gelosia non fa parte dell’amore.
    • corretto
    • sbagliato
  • 9. Nella canzone "Pensami" si dice che le bugie fanno parte dell’amore.
    • corretto
    • sbagliato

La Pasqua


Buon Giorno, care amiche e amici di blog, oggi parlerò della Pasqua.
Buona lettura e a presto!
Prof. Valerio Giacalone


Il termine Pasqua, in greco e in latino “pascha”, proviene dall’aramaico: pasha, che corrisponde all’ebraico "pesah", il cui senso generico è “passare oltre”. Il significato effettivo della parola non è del tutto certo. La Pasqua è la festa liturgica più importante per il cristianesimo. Commercialmente soppiantata dal Natale e da alcune tradizioni pagane più allettanti per la società moderna, la Pasqua rappresenta e celebra i tre momenti fondamentali del cristianesimo: la
Passione, la Morte e la Resurrezione di Cristo. Essa si pone come nucleo del patrimonio liturgico e teologico del cristianesimo. La pasqua celebra la resurrezione di Gesù, che, secondo le sacre Scritture, sarebbe avvenuta il terzo giorno successivo alla sua morte in croce.
La festa della Pasqua cristiana non cade in un giorno prestabilito, ma è mobile, viene fissata di anno in anno nella domenica successiva al primo plenilunio successivo all’Equinozio di Primavera (il 21 marzo). Questo sistema venne fissato definitivamente nel IV secolo.
Dunque, nella Chiesa cattolica, la data della Pasqua è compresa tra il 22 marzo ed il 25 aprile.
La chiesa ortodossa segue un altro calendario, il calendario giuliano e quindi la data della Pasqua può variare dal 4 aprile all’8 maggio.
La Pasqua è preceduta da un periodo preparatorio di astinenza e digiuno della durata di quaranta giorni, chiamato Quaresima, che ha inizio il Mercoledì delle Ceneri. L’ultima settimana del tempo di quaresima è detta Settimana Santa, periodo ricco di celebrazioni e dedicato al silenzio ed alla contemplazione. Comincia con la Domenica delle Palme, che ricorda l’ingresso di Gesù in Gerusalemme, dove fu accolto trionfalmente dalla folla che agitava in segno di saluto delle foglie di palma. Per questo motivo nelle chiese cattoliche, durante questa domenica, vengono distribuiti ai fedeli dei rametti di olivo e palme benedette, segno della passione di Cristo.
Gli ultimi giorni della Settimana Santa segnano la fine del tempo di Quaresima e l’inizio del Triduo Pasquale, cioè l’insieme delle celebrazioni cattoliche che concludono la Pasqua. Durante il Giovedì Santo, di mattina si svolge la Messa del Crisma (olio santo profumato), durante la quale il Vescovo consacra, appunto, gli Oli Santi, i quali serviranno durante tutto il corso dell’anno rispettivamente per celebrare le Cresime e i Battesimi, ordinare i sacerdoti e celebrare il sacramento dell’Unzione degli Infermi. Il Giovedì Santo si conclude il tempo di Quaresima, e da inizio al Triduo Pasquale, con la Messa in Coena Domini: questa è il memoriale dell’Ultima Cena consumata da Gesù nella sua vita terrena, nella quale furono istituiti l’Eucarestia e il ministero sacerdotale, e fu consegnato ai discepoli il Comandamento dell’Amore. Durante questa Santa Messa si svolge la tradizionale lavanda dei piedi e vengono ‘legate’ le campane (le campane non possono suonare (dal Gloria della messa del giovedì sera al Gloria della Veglia di Pasqua). In questo giorno è inoltre tradizione, compiere il cosiddetto giro "delle sette chiese" o "sepolcri", andando ad adorare i sepolcri allestiti in sette chiese vicine.
Il Venerdì Santo non si celebra l’Eucarestia: la liturgia è incentrata sull’Adorazione della Croce e la Via Crucis.
Il Sabato Santo, unico giorno dell’anno in cui non si amministra la Comunione, salvo ai moribondi, è incentrato sull’attesa della solenne Veglia di Pasqua che si celebra fra il tramonto del sabato e l’alba del Nuovo Giorno. Inoltre il Sabato Santo è l’unico giorno dell’anno senza alcuna liturgia, ed è perciò detto "aliturgico". Non soltanto non può essere somministrata la Comunione, ma non si celebra nemmeno la Messa e di solito nelle chiese i tabernacoli sono spalancati, e privi del Santissimo. Gli altari sono spogli, senza fiori e paramenti, e un senso di lutto pervade tutta l’area del tempio.
Dal punto di vista dei festeggiamenti, senza considerare la celebrazione religiosa, la Pasqua si festeggia più o meno come il Natale, in famiglia, ma senza i regali. In questa festività esistono tre diversi simboli culinari: l’agnello, che rimanda alla crocifissione di Gesù. Per quanto riguarda i dolci pasquali, la colomba e l’uovo di pasqua sono quelli più famosi.
La colomba rappresenta la pace e probabilmente l’uovo con la sorpresa rappresenta la resurreziona e la rinascita. Il giorno dopo la Pasqua è chiamato Lunedì dell’Angelo. In questo giorno si ricorda l’incontro dell’angelo con le donne giunte al sepolcro. Popolarmente si usa maggiormente il termine Pasquetta e vi è la tradizione di fare una gita con gli amici o con i propri familiari, tempo permettendo.
A Pasqua non c’è la "tradizione" di fare i regali come per Natale, ma è sempre molto piacevole ricevere gli auguri dalle persone a cui vogliamo bene!
Dunque auguri a tutti voi!


Esercizio:

Scegli la risposta. Quella corretta diventerà verde.

  • 1. La Pasqua è la festività più importatnte per i cristiani

    • v

    • f
  • 2. Il termine Pasqua deriva dall’ indoeuropeo "pessa"

    • v

    • f
  • 3. La Pasqua cade sempre lo stesso giorno

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    • f
  • 4. Durante la Pasqua non è tradizione scambiarsi regali

    • v

    • f
  • 5. Il Sabato Santo è l’unico giorno dell’anno senza alcuna liturgia

    • v

    • f
  • 6. Il Venerdì Santo non si celebra l’Eucarestia

    • v

    • f
  • 7. La chiesa ortodossa segue un altro calendario, il calendario Mariano

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  • 8. I dolci tipici della pasqua sono la colomba e l’uovo di pasquale

    • v

    • f
  • 9. Piatto tipico della Pasqua sono le lenticchie

    • v

    • f
  • 10. La colomba rappresenta la pace

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Il clima in Italia


Care amiche e amici di blog, oggi affrontiamo un argomento molto interessante: il clima in Italia.
Buona lettura
Prof. Valerio Giacalone

La nostra penisola ha un clima che presenta una grande varietà anche se in generale è abbastanza mite. Ci sono delle differenze tra il nord e il sud d’Italia e soprattutto tra le zone interne e montuose e quelle che si affacciano sul mare.
Nel nord vi sono le Alpi, montagne alte sino a quasi 5000 metri. Il Monte Bianco, la montagna più alta d’Europa, raggiunge 4810 metri di altezza. Sulle Alpi le temperature raggiungono anche i 30 gradi sotto zero e sono presenti grandi ghiacciai sui quali d’estate si può anche sciare. Se amate lo sci e non avete mai provato l’emozione di una sciata estiva, fate un salto sulle nostre belle montagne. Nel sud Italia durante l’estate la temperatura può raggiungere i 45 gradi sopra lo zero all’ombra.

Molto importanti per chi viaggia sono le previsioni del tempo, cioè la condizione climatica che ci si aspetta di trovare. Ecco alcuni termini utilizzati per descrivere il tempo atmosferico:

Il cielo può essere sereno, nuvoloso o parzialmente nuvoloso, cioè con momenti di sole e momenti di copertura nuvolosa.

Le precipitazioni
sono la pioggia, la neve e la grandine. Possono essere lievi, abbondanti o intermittenti, cioè che si alternano a momentanee schiarite del cielo. La misura della pressione atmosferica permette di prevedere se arriverà pioggia o bel tempo. Quando la pressione scende, è probabile che inizi un periodo di brutto tempo. Invece, quando la pressione sale, sta tornando il sole.

Il mare può essere calmo, mosso, agitato, grosso oppure tempestoso, a mano a mano che cresce l’altezza delle onde.

Il vento
, a seconda della sua velocità, può essere brezza, vento teso, burrasca, tempesta oppure uragano. In questi ultimi casi è meglio starsene a casa, evitando di uscire e di utilizzare i mezzi di trasporto.

Le previsioni del tempo alla televisione sono molto seguite e anche su Internet sono molti i siti nei quali si possono trovare approfondimenti sui diversi aspetti della meteorologia. La cultura popolare ha dedicato al tempo diversi proverbi, fra i quali uno dei più conosciuti è: “Rosso di sera bel tempo si spera”. Questo significa che se al tramonto vediamo il cielo diventare di colore rosso è probabile avere bel tempo il giorno dopo. Un altro proverbio sul tempo è quello che dice “ Cielo a pecorelle, pioggia a catinelle”. In effetti, le piccole nuvole, che sembrano un gregge di pecore, sono nuvole di alta quota formate da un fronte di aria fredda: annunciano l’arrivo di nuvole più basse e associate a pioggia abbondante.

In Italia, il periodo più freddo e piovoso è ovviamente quello autunnale e invernale, cioè i mesi da ottobre a marzo. Negli ultimi anni si sono avuti alcuni periodi di siccità, che hanno creato problemi agli agricoltori che hanno bisogno delle piogge per le loro coltivazioni. In altri anni vi sono state alluvioni, cioè piogge molto estese e intense, che hanno provocato allagamenti e gravi danni. In ogni caso è veramente utile capire i vari fenomeni meteorologici, soprattutto nel caso in cui abbiamo pianificato una gita al mare o nei boschi.

Rispondi correttamente a queste domande sul clima

Scegli la risposta. Quella corretta diventerà verde.

  • 1. In Italia il clima è generalmente mite

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  • 2. La meteorologia si occupa del tempo e delle previsioni

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  • 3. Sulle Alpi si verificano le temperature più alte d’Italia

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  • 4. Se pianifichi un viaggio è sempre meglio conoscere le previsioni atmosferiche

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  • 5. Durante l’estate, in Italia la temperatura non supera mai i 30 gradi

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  • 6. Quando il cielo è soleggiato c’è alta pressione

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  • 7. “Cielo a pecorelle, pioggia catinelle“ significa che le nuvole alte preannunciano bel tempo

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  • 8. Il vento può essere nuvoloso e agitato

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  • 9. Le Alpi si trovano nel nord dell’Italia

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  • 10. Durante una tempesta, l’ideale è farsi una bella passeggiata

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