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mercoledì, maggio 27, 2009

Cult Book




Cult Book è una trasmissione di RAI Educational che promuove la lettura di libri di culto attraverso racconti audiovisivi: letture ad alta voce, testimonianze di critici e scrittori e immagini scelte dal repertorio della RAI e del cinema. Tutte le puntate sono disponibili su youtube. Il video che vi mostriamo è sul libro di Leonardo Sciascia, "Il giorno della civetta", ma potete guardarne altri:

- L'isola di Arturo, di Elsa Morante.

- Altri libertini, di Pier Vittorio Tondelli.

- La ragazza di Bube, di Carlo Cassola.

Se vi piace leggere, vi consigliamo inoltre la pagina di RaiLibro, un settimanale di lettura e scrittura.

Una matita per Poe


(Disegno di Félix Valloton, immagine da Wikimedia Commons.)

Vi piace disegnare? Vi piacciono i racconti di Edgar Allan Poe? Allora vi interesserà questa notizia. Dal blog Arte Moderna, a cura di Vilma Torselli, ci è arrivata la notizia di questo concorso:
In occasione del bicentenario della nascita di Edgar Allan Poe il blog edgarallanpoe.it bandisce il concorso nazionale di illustrazione “Una matita per Poe”. Il presente concorso è riservato ad illustratori non professionisti. Questo concorso vuole rendere omaggio a un grande scrittore americano, che ancora oggi sorprende coi suoi scritti e col mistero che avvolge la sua vita e la sua morte. Ma vuole anche essere uno sprone per i giovani che si avvicinano al mondo dell’illustrazione, che in questa occasione potranno mettere a frutto il proprio talento nel difficile compito di interpretare un’opera di Poe.

Potete consultare il regolamento del concorso su edgarallanpoe.it

giovedì, settembre 25, 2008

Letteratura italiana

Letteratura italiana

Quest’anno sono in comprensenza con le colleghe di lettere e abbiamo deciso di affrontare lo studio di alcuni autori italiani, utilizzando le nuove tecnologie.
Questa settimana abbiamo iniziato il nostro cammino, chiedendo agli alunni perché studiamo Foscolo, Manzoni, Leopardi, … Pirandello, Quasimodo, Montale … così come in altre discipline si studia Van Gogh, Matisse, Picasso … o Bach, Beethoven, Chopin, Verdi, Rossini, Stravinsky, Mussosky, Schomberg … o Galileo, Newton, … Volta, Marconi … Einstein?
Ci siamo anche chiesti che cosa è importante conoscere di ogni autore …
Poiché la mappa è ancora da completare, sono gradite anche le vostre osservazioni (su entrambe le domande 
;) ).


Prof. Barera

Bellezza e compassione: l’Idiota di Dostoievski


Bellezza e compassione: l’Idiota di Dostoievski

Il principe Miskin è buono, semplice, fiducioso, capace di confessare i propri sentimenti senza provare vergogna e incapace a spiegarsi il come e perché della tristezza degli uomini. Per tutti è un’anima candida, un essere sincero e perciò ridicolo, un idiota. Un idiota però che prova una profonda compassione per il suo prossimo tanto da volerne risolvere i problemi. Orgoglio, superbia, invidia, vanità, mediocrità e perfidia caratterizzano gli uomini e le donne che il principe Miskin conoscerà quasi per caso a Pietroburgo, appena rientrato dal suo lungo soggiorno in Svizzera, dove è stato ricoverato per epilessia. “Gli uomini sono stati creati per tormentarsi a vicenda” dice Ippolit, forse il più inquietante dei personaggi del romanzo, ed infatti Miskin cercherà di intervenire a suo modo nelle vicende, nei tormenti e nei vizi di una umanità ordinaria e dolorosa, dove, nonostante sia tacciato continuamente di idiozia, riesce comunque ad essere di riferimento per tutti. Tutti, nella seconda parte del romanzo, hanno bisogno del principe Miskin, della sua gratuita generosità, del suo autentico disinteresse ma, soprattutto, della sua profonda compassione. Tutti, anche Rogozin, il demoniaco personaggio che giungerà all’omicidio della donna amata e che ne veglierà per un’intera notte il corpo con Miskin in silenzio. “La compassione è la più importante e forse l’unica legge di vita di tutta l’umanità”, e Miskin è capace di dimostrare e vivere una autentica compassione per i suoi simili, ed è proprio la compassione, intesa nella sua radice etimologica (*), il sentimento protagonista, forse l’unico vero grande protagonista, del romanzo di Dostoievski.
 
L’impossibile fuga
Il principe Miskin, a metà racconto, valuta la possibilità di fuggire via dall’umanità in cui è stato coinvolto, ma è chiamato dalla missione che deve compiere, “non stette a riflettere neppur dieci minuti e concluse subito che fuggire era impossibile: sarebbe stato quasi una viltà, chè gli stavano dinanzi problemi tali che non aveva ormai alcun diritto di non risolverli o, per lo meno, di non impiegare tutte le sue forze per la loro soluzione”. Inevitabile, a queste parole, capire quanto di Cristo c’è in Miskin, e quanto Don Chisciotte, due figure di uomini profondamente buoni che Dostoievski ha tenuto ben presente nella costruzione del romanzo.
 
Questo quadro può far perdere la fede!
In un saggio introduttivo all’Idiota dell’edizione Sansoni, Ettore Lo Gatto scrive che “a proposito di Cristo è da rilevare anzitutto che il suo nome non compare quasi nel romanzo, nonostante che la sua immagine sia presente nel pensiero di quasi tutti i personaggi” e più avanti riafferma che “Cristo non compare in forma diretta nel romanzo”. Non credo sia così. Dostoievski presenta ben chiara e potente l’immagine del Cristo quando insiste per ben due volte, in pagine di grande forza, sul quadro Cristo nella tomba di Hans Holbein il giovane (vedi il quadro nel post del 21 luglio), che Rogozin possiede in copia nella sua casa. Il principe Miskin alla vista del dipinto afferma:“Questo quadro l’ho già visto all’estero e non posso dimenticarlo”, e aggiunge “Questo quadro! Questo quadro! Ma più d’uno guardando questo quadro, può perdere la fede!”. Anche Ippolit nella sua lunga spiegazione parlerà dello stesso quadro e sembra che chiarisca  l’esclamazione di Miskin: quel quadro può far perdere la fede perché il Cristo è spogliato da tutta la sua bellezza,“era in tutto il cadavere d’un uomo che ha sopportato infiniti tormenti ancor prima di venir crocifisso (…) gli uomini che circondano il morto, ma di cui neppur uno si vedeva nel quadro, dovettero provare un’angoscia e una costernazione terribile in quella sera che aveva frantumato di colpo tutte le loro speranze e quasi la loro fede”. Il Cristo privo di bellezza, di quella bellezza che cambierà il mondo, secondo le parole che Miskin amava ripetere, è nel quadro un uomo qualunque che ha sofferto. Ma solo l’autentica compassione nelle sofferenze del Cristo uomo può far guadagnare la bellezza e la speranza agli uomini. Ha scritto Enzo Bianchi che “in un mondo chiamato alla bellezza, l’uomo, che è posto come responsabile del creato, ha la responsabilità della bellezza del mondo e della propria vita, di sé e degli altri. ..La bellezza diviene profezia della salvezza”.
 
Don Chisciotte
Nel Diario di uno scrittore Dostoievski scrive queste bellissime parole sul Don Chisciotte: “In tutto il mondo non c’è nulla di più profondo, e di più forte di Don Chisciotte. E’ per il momento l’ultima e più elevata parola del pensiero umano, la più amara ironia che l’uomo potesse mai esprimere. Se la terra cessasse di esistere e là – dove che sia – domandassero agli uomini: Avete voi capita la vostra vita sulla terra? Che cosa ne avete dedotto?, l’uomo potrebbe in silenzio porgere il Don Chisciotte”.
Don Chisciotte, con Cristo, è alla base dell’Idiota e Dostoievski lo chiarisce anche in una sua lettera del 1867 “Ricorderò soltanto che di uomini buoni nella letteratura cristiana, il solo compiuto è Don Chisciotte. Ma egli è buono esclusivamente perché nello stesso tempo è anche comico (…) Appare la compassione per il buono deriso che non conosce il suo valore e perciò appare anche la simpatia del lettore”.
 
Conclusioni
Ci sarebbe ancora molto da osservare sull’Idiota. I diversi personaggi andrebbero guardati con più  attenzione, ci sono delle pagine interessanti da analizzare, ci sarebbe da capire se l’Idiota come gli altri romanzi di Dostoievski sono veri romanzi o forse teatro romanzato (credo che le situazioni di tempo e luogo, tipiche del teatro, hanno reso la vita facile a tutti gli  sceneggiatori della tv e del cinema che hanno voluto portare sullo schermo Dostoievski ), ma mi sono dilungato fin troppo per un post e mi fermo qui.
 
La versione dell’Idiota che ho letto è quella pubblicata nella gloriosa BUR nel 1954. Avrei potuto leggere il romanzo in traduzioni certamente migliori ma questi due volumetti sono appartenuti a mio padre. E’ stata una grande gioia per me poter conoscere il principe Miskin sulle stesse pagine, ormai ingiallite dal tempo, scorse da mio padre una ad una, tanti anni fa.
 postato da: librista

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