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venerdì, novembre 06, 2009

Allattamento 4


A orari fissi o a richiesta


Fino a qualche anno fa


i pediatri consigliavano di allattare


il bambino seguendo uno schema fisso di orari,


prevedendo in genere sei poppate


nell’arco della giornata,


con una pausa notturna più lunga.


Ancora oggi in qualche nido ospedaliero


le mamme vengono invitate ad allattare a orario.



Ma questo sistema, nella stragrande


maggioranza dei casi,


non viene più adottato perché


non rispetta il naturale


di domanda e di offerta:

.

.la produzione di latte si adegua


.in base alle esigenze del bambino.


Inoltre il piccolo ha bisogno di trovare


un suo ritmo veglia-sonno:


svegliarlo perché è l’ora di mangiare


non lo aiuta a regolarsi; oltretutto,


se è assonnato, farà fatica ad attaccarsi al seno.



L’esperienza insomma ha dimostrato


che la cosa migliore è allattare a richiesta,


cioè quando il piccolo lo desidera,

.

facendolo succhiare quanto vuole,


finché non si staccherà da sé.


Questo però non significa completa anarchia;


per esempio non si può allattare


un bambino ogni ora,


ma devono trascorrere


almeno due ore e mezza


dall’ultima poppata prima


di attaccarlo di nuovo al seno.


Se piange, può essere per altri motivi:


caldo, mal di pancia, stanchezza…



Il numero di pasti così può variare


molto fra un


minimo di quattro e un massimo di otto;


di più è


troppo e la mamma rischia di stancarsi.


In ogni caso, e per qualsiasi dubbio,


meglio chiedere consiglio al pediatra.


L’allattamento a richiesta vale


anche se il piccolo viene nutrito


con il biberon. Il neonato infatti


mantiene comunque la sua capacità


di autoregolarsi.


La frequenza delle poppate


deve comunque tener conto


del tempo che ci vuole per la digestione,


che in genere è di tre ore.



Per quanto riguarda le dosi,


il pediatra darà delle indicazioni generali,


basate sull’età e il fabbisogno


calorico del piccolo;


ma potrebbe trattarsi di quantità


eccessive oppure al contrario,


non sufficienti, da “tarare” in base all’


appetito del bambino.




le parole:

1-
nido

2-
ritmo

3-
anarchia

4-
mal di pancia

Allattamento 3


Al seno o con il biberon


ore di nutrire un neonato

che dargli il latte materno.

Questo è il giudizio unanime di pediatri

e nutrizionisti, che ha spazzato ogni

dubbio in merito.

Negli anni Sessanta ci fu il boom del latte

artificiale e molte mamme

si convinsero che il loro latte

non era abbastanza nutriente,

passando così al biberon.

Molti studi ormai hanno chiarito


che il latte materno è un alimento perfetto,


in grado di modificarsi 0


a seconda delle esigenze del bambino.


Si modifica persino nel corso


della stessa poppata


(all’inizio è più ricco di zuccheri, poi di grassi)


, della giornata, e dei mesi.


Addirittura si è visto che il latte delle mamme


che partoriscono prematuramente è diverso,


più ricco di sostanze adatte


a un piccolo nato in anticipo.


Tuttavia, non tutte le donne hanno


la possibilità di nutrire al seno il loro bebè.


A parte una questione di scelta,


ci sono anche degli impedimenti


di tipo fisico come alcune malattie virali


(per esempio alcuni tipi di epatite C),


una miopia molto elevata,


la mancata produzione di latte,


che impongono il ricorso al latte artificiale.


Le formule adattate sono oggi


dei validi sostituti del latte materno,


che rimane comunque ineguagliabile.



Il latte artificiale viene ottenuto


da quello di mucca opportunamente modificato.


Viene abbassata la quota di proteine


(che nel latte vaccino sono troppe


e affaticherebbero i reni del piccolo)


e vengono aggiunti oli vegetali,


minerali e vitamine.


Uno dei timori che pesano sull’allattamento


artificiale è che non protegga dalle infezioni


così come fa il latte della mamma.



In effetti con le formule


adattate il piccolo non riceve


le cellule immunitarie contenute nell’alimento


materno, ma questo non vuol dire


che un bebè allattato artificialmente sia


destinato necessariamente


a contrarre più infezioni.


Dopo i primi mesi di vita,


l’organismo del piccolo impara


a difendersi autonomamente,


in modo indipendente


dal tipo di alimentazione ricevuta.


le parple


1- nutrire


2- il giudizio


3- pediatri


4- il boom


5- Tuttavia


6- ineguagliabile



giovedì, novembre 05, 2009

L'allattamento del tuo bambino



L'allattamento è una fase molto importante sia per il bambino che per la madre!

è la prima cosa che il neonato deve imparare a fare in questo mondo nuovo, mentre per la madre è la prima tangibile dimostrazione della dipendenza da sé di quel piccolo esserino!

L'allattamento avviene attraverso la mammella, formata da tessuto ghiandolare (ghiandola mammaria), deputato alla secrezione del latte, e da una capsula di sostegno di tessuto adiposo e connettivale. Il latte prodotto viene convogliato all'esterno da piccoli canali chiamati dotti galattofori che, attraverso 15-20 piccoli orifizi, sbucano sul capezzolo. Quest'ultimo, costituito principalmente da un tessuto fibromuscolare erettile, è contornato da una zona circolare con colorazione più scura rispetto alla pelle, detta areola mammaria. La superficie dell'areola è irregolare per la presenza di piccoli rilievi dovuti alle ghiandole sebacee (tubercoli di Montgomery), che secernono una sostanza grassa che lubrifica e protegge il capezzolo durante la poppata. L'areola contiene anche delle fibre muscolari disposte a cerchio che favoriscono l'erezione del capezzolo.

Lo stimolo della produzione del latte avviene subito dopo l'espulsione della placenta, quando il livello di estrogeni e progesterone, prodotti in grande quantità durante la gravidanza, scende bruscamente ed aumenta la secrezione della prolattina, un ormone prodotto dall'ipofisi (ghiandola situata alla base del cervello), addetto a questo.

Nei primi giorni dopo il parto le mammelle producono un liquido denso di colore giallastro, il colostro. Si tratta di una sostanza con potere nutrizionale elevatissimo, che contiene anticorpi in grado di difendere il piccolo dalle infezioni per alcuni mesi. La suzione del capezzolo favorisce la produzione di un altro ormone da parte dell'ipofisi materna, l'ossitocina che favorisce l'insorgenza della montata lattea, le contrazioni e l'involuzione dell'utero.

Con la montata lattea le mammelle diventano turgide, gonfie e dolenti; inizia la vera produzione di latte che è più abbondante, più chiaro e meno denso del colostro. La lattazione viene poi mantenuta sia per la stimolazione del capezzolo da parte del bambino, sia per lo svuotamento degli acini ghiandolari, con conseguente produzione di altro latte.

La quantità e la composizione del latte variano anche nel corso della giornata, a seconda della distanza tra la poppate e dell'alimentazione materna. Può succedere che non avvenga la montata lattea, oppure che la produzione di latte ad un certo momento cessi o divenga insufficiente per i fabbisogni del bambino. Oppure, che la madre si trovi costretta a dover seguire una terapia con ormoni estrogeni, androgeni e antiandrogeni, i cortisonici, alcuni antitumorali, i farmaci antiulcera, alcuni anti-ipertensivi, i lassativi ad azione irritante sulla parete intestinale, gli anticoagulanti orali, alcuni antibiotici, i tranquillanti, gli antidepressivi e altri farmaci attivi sul sistema nervoso centrale, alcuni diuretici, gli antidiarroici, i farmaci contenenti iodio, il chewing-gum contenente nicotina, il sali di litio, i sali d'oro, gli antitiroidei, gli antidiabetici e gli anticoagulanti orali, gli anti-emicranici, i sulfamidici e alcuni antibiotici, niente paura, e soprattutto non fatevi venire sensi di colpa pensando di privare il vostro bambino di qualcosa di fondamentale.

Il latte artificiale è un validissimo sostituto di quello materno e presenta anch'esso i suoi vantaggi: anche il papà può dare il biberon al piccolo, consentendo alla mamma di riposarsi un po'. Questo favorisce l'instaurarsi del rapporto padre-figlio e attenua i sentimenti di gelosia, di esclusione e di abbandono che i neo-padri spesso sperimentano.

mercoledì, novembre 04, 2009

Allattamento2



Igiene pre e post poppata,


sterilizzazione del biberon


Per quanto riguarda l’igiene dei capezzoli,


è sufficiente osservare una normale pulizia


sciacquandoli con acqua tiepida


alla fine della poppata;


alcuni pediatri consigliano


prodotti topici da utilizzare


prima e dopo il pasto del bebè,


ma non tutti sono d’accordo perché


potrebbero seccare troppo la cute


e perché in ogni caso il latte


che fuoriesce dal capezzolo di per


sé contiene delle sostanze


che proteggono dalle infezioni.


Nel caso dell’allattamento con il biberon,


la posizione del bambino


non cambia molto,


occorre comunque trovare


una sistemazione comoda e rilassata


e curare la naturalezza del gesto.


Alcune mamme stringono


al seno nudo il bebè anche


se allattano artificialmente.


La cosa più importante è controllare


che la tettarella sia sempre piena,


in modo che il piccolo


non ingurgiti aria.



La sterilizzazione


Biberon e tettarelle vanno sempre


sterilizzati subito dopo l’uso.


L’operazione può essere eseguita


in diversi modi.


A freddo


Dopo aver sciacquato accuratamente


gli oggetti sotto l’acqua,


utilizzando anche gli appositi


scovolini per eliminare ogni


residuo di latte, si immergono


in vaschette apposite


(recipienti di vetro o di plastica


muniti di coperchio),


piene di una soluzione a base di acqua


e sostanze disinfettanti


(liquide o in pastiglie),


che si acquistano in farmacia o


in negozi specializzati per la prima infanzia.


I biberon e le tettarelle così


trattati non devono essere


sciacquati nuovamente prima dell’uso,


altrimenti si vanifica la disinfezione.


Le sostanze usate sono innocue per il bambino.



A caldo


La sterilizzazione a caldo si effettua


sfruttando il potere disinfettante


del vapore o dell’acqua calda.


Nel primo caso, sempre dopo averli sciacquati,


si immergono tettarelle e biberon


in un cestello da inserire in


un apposito contenitore pieno d’acqua,


che va fatta bollire per quindici minuti circa.


Nel secondo caso si inseriscono


i biberon in apparecchi elettrici che


trasformano l’acqua in vapore,


oppure in speciali contenitori


da porre nel microonde.


le parole :


1- i capezzoli


2- la poppata


3- seccare


4- la tettarella


5- la prima infanzia


martedì, novembre 03, 2009

Allattamento 1


Come tenere il bambino


Durante la poppata al seno,

il piccolo deve trovarsi una posizione

corretta per facilitare la suzione

ed evitare ragadi e abrasioni al seno.

Ecco come fare:

occorre tenerlo in modo tale

che la sua testa, la schiena e il sederino

siano allineati, formino

cioè una linea retta;

deve afferrare con la bocca

una buona porzione dell’areola

oltre al capezzolo;

inoltre il labbro inferiore

deve essere rovesciato all’esterno.

Mentre succhia, le sue guance

dovrebbero essere gonfie

e non si devono sentire

rumori di schiocchi delle labbra

(altrimenti ingerisce aria).

La forma del capezzolo

infine deve essere la stessa prima

e dopo la poppata.

Come offrire e staccare il capezzolo o il biberon



All’inizio della poppata,


per invitare il piccolo ad attaccarsi,


si può sfiorare la sua guancia


con il capezzolo;


in questo modo istintivamente


lui aprirà la bocca e la dirigerà verso


il punto giusto.


Se invece, per qualsiasi motivo,


occorre staccarlo dal capezzolo,


per allentare la pressione


che esercita succhiando, si inserirà un dito,


per esempio il mignolo,


nella sua bocca.




le parole :


1- la poppata

2- il seno

3- abrasioni

4-afferrare

5- areola

6- succhiare

7- schiocchi

8- capezzolo


Come lavare il neonato 5


Il culetto

«Quando si cambia il pannolino,


la pelle va pulita usando


un batuffolo di cotone imbevuto di olio


o latte detergente,

procedendo dalla parte anteriore

dei genitali verso il sederino»

spiega l'ostetrica.

Per una pulizia più accurata,

servono una bacinella d'acqua

e una spugnetta morbida

per rimuovere lo sporco.


avere asciugato il culetto,

si controlla la pelle:

se è arrossata ci vuole un velo

di crema protettiva ricca

di agenti lenitivi naturali,

come il germe di grano

o l'estratto d'avena.





le parole :

1- un batuffolo di cotone

2- il sederino

3-una bacinella d'acqua

4- il culetto

lunedì, novembre 02, 2009

Come lavare il neonato 4


Gli occhi

Altro punto delicato sono gli occhietti.

Per pulirli è meglio utilizzare

garze sterili ripiegate

e imbevute di soluzione fisiologica,

da passare delicatamente

per asportare le eventuali secrezioni.

«È possibile usare anche prodotti più specifici,

per esempio a base di camomilla o calendula,

che hanno azione lenitiva e rinfrescante»

dice l'ostetrica.

«Sono utili se il piccolo è raffreddato

o ha la congiuntivite».


le parole :

1-
garze

2-
asportare

3-
camomilla

4-
calendula

5-
l'ostetrica

Come lavare il neonato 3


Il naso

Fino a 3 anni i bambini

non sanno soffiare il naso.

Per pulire le narici, l'ideale è usare

materiale morbido,

come batuffoli di cotone

o bastoncini tipo cotton fioc,

agendo delicatamente e spruzzando

prima qualche goccia di soluzione fisiologica

(si acquista in farmacia anche

già confezionata in comode fialette spremibili).

«L'operazione va fatta stendendo

il bambino a pancia in su

e sollevandolo qualche secondo

dopo aver spruzzato la soluzione.

Spesso il piccolo reagisce starnutendo

e questo lo aiuterà a eliminare

eventuali secrezioni presenti nel nasino»

chiarisce Belmontesi.





le parole "

1- morbido

2- batuffoli di cotone

3- pancia

4-
eliminare

Come lavare il neonato 2




Le orecchie


Prima regola: non infilare mai nulla all'interno del


condotto uditivo per pulirlo.

Il cerume in eccesso fuoriesce spontaneamente,

quindi non c'è bisogno di cercare di estrarlo

dall'orecchio.

«Il rischio è di creare dei danni al timpano.

È sufficiente usare una salvietta umidificata

o un batuffolo di ovatta imbevuto di acqua tiepida

e pulire la parte esterna del condotto uditivo.

I bastoncini di cotone vanno bene

solo per rimuovere le impurità

che si formano fra le pieghe del padiglione»

spiega l'ostetrica Lucia Grassi.

Per ammorbidire la pelle,

che in questa zona tende a seccarsi facilmente,

si può passare prima un po' di latte detergente.



le parole :

1- infilare

2- condotto uditivo

3- Il cerume

4- una salvietta

5- I bastoncini di cotone


domenica, novembre 01, 2009

Come lavare il neonato 1


Il bagnetto

Tranquille: se si impara a tenere

bene il piccino (è facilissimo),


questo appuntamento con l'igiene quotidiana

può diventare un rituale piacevole.

«Bisogna preparare la vaschetta con

l'acqua tiepida, la temperatura

deve essere fra i 36 e i 38 gradi,

immergere il piccolo gradualmente,

appoggiando il dorso e la testa sull'avambraccio.

Così, con la mano libera,

si possono lavare il torace,

le gambe e i capelli,

facendo attenzione che

non vada acqua sul viso»

spiega la dermatologa Magda Belmontesi.

«L'importante è pulire anche i genitali.

Se è un maschietto,

bisogna tirare un po' indietro

la pelle del prepuzio per pulirlo all'interno.

Se è una femminuccia, invece,

i movimenti vanno fatti dalla parte anteriore

all'indietro. Così si evita di

trasportare eventuali germi

provenienti dalla zona anale

verso i genitali».

A questo punto si può girare il piccolo,

sempre appoggiandolo sul braccio,

e detergere anche la schiena e il culetto.



le parole:

1- il piccino

2- l'igiene

3- il dorso

4- trasportare

5- girare

domenica, ottobre 19, 2008

Cambiare il pannolino


Cambiare il pannolino

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All’inizio il cambio del pannolino può sembrare 

un’operazione

 molto complicata. Ma niente panico, 

perché non è così.

 Il trucco è assicurarsi di 

avere tutto l’occorrente a portata di mano, 

per non essere costretti a effettuare strane

 acrobazie

 reggendo con una mano il bambino e andando

 con l’altra alla ricerca di pannolini, 

creme, salviettine e quant’altro.

Idealmente l’occorrente base dovrebbe

 consistere in:

 un pannolino pulito, olio o latte detergente, 

acqua o, in alternativa,

 salviette umidificate, una crema a effetto barriera ed,

 eventualmente, i vestiti per il cambio.

Distendi il piccolo sul fasciatoio e svestilo 

(basta liberare gambe e culetto se ha un pigiamino).

 Togli il pannolino sporco e pulisci il piccolo usando

 un batuffolo di cotone imbevuto di olio

 o latte detergente

 (procedi dalla parte anteriore dei genitali 

verso

 il sederino,

 soprattutto se è una bambina).

Se usi l’acqua, preferibile se il piccolo ha fatto 

“pupù”,

 prepara una bacinella vicino al fasciatoio e usa 

una spugnetta

 morbida per rimuovere lo sporco. 

Asciuga il piccolo tamponando delicatamente

 e controlla la pelle:

 se è arrossata, metti un velo di crema protettiva.

 Solleva le gambine tenendo con una mano

 le caviglie e stendi un po’ di prodotto.


Prendi il pannolino pulito

 (è più facile se lo avrai

 precedentemente spiegato) 

e infilalo sotto il sederino, reggendo sempre

 il piccolo con

 le gambe alzate. Pulisci il dito dai residui di crema 

sull’interno

 del pannolino e chiudilo utilizzando gli adesivi.

 La larghezza giusta è quella che consente

 al tuo dito di infilarsi tra il pancino e il pannolino.

 Ora puoi rivestire il bambino.

Ma quando va cambiato il bambino?

 Dipende, sicuramente ogni volta che ha scaricato, 

e questo succede quasi sempre dopo la poppata.

 Non è necessario invece cambiarlo durante la notte, 

nemmeno dopo la poppata.

 Alcuni bambini però hanno la pelle più delicata 

e hanno bisogno di cambi più frequenti; 

altri sono infastiditi dalla sensazione di bagnato, 

anche se minima.

 Di solito

 la media è di sei cambi al giorno 

durante il primo mese.


le parole


1- pannolino

2- panico

3- Il trucco

4 - l’occorrente

5 - salviettine

6 - “pupù”

7 - la poppata

8 -  infastidito

9 - sensazione

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